Coronavirus: i medici di Wuhan senza tute e mascherine, in balia della contaminazione

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Il personale sanitario in Cina affronta l’emergenza in una situazione ogni giorno più precaria. Mancano i dispositivi di protezione, a molti è stato chiesto di usare pannoloni per non dover cambiare l'equipaggiamento protettivo e i pazienti continuano ad aumentare

Maschere insufficienti, tute protettive carenti e spesso riutilizzate per giorni. Lavora così, spesso in assenza di un'adeguata protezione, il personale ospedaliero di Wuhan, la città cinese focolaio dell'epidemia. E i primi numeri sui contagi tra i medici confermano le preoccupazioni: 6 i decessi e 1.716 contagi, di cui la maggior parte proprio nella città focolaio della diffusione del virus. (GLI AGGIORNAMENTI - LO SPECIALE - LA MAPPA DEL CONTAGIO - LA NAVE WESTERDAM APPRODA IN CAMBOGIA). 

Mancano mascherine e tute

Poche maschere e tute protettive riutilizzate per giorni. In molti sono addirittura costretti a indossare il pannolone perché non hanno possibilità di andare in bagno durante il servizio. "Per risparmiare sulle tute intere, i colleghi le cambiano solo una volta ogni quattro, sei, persino otto ore", ha raccontato un medico che lavora in uno dei grandi ospedali che si occupano del trattamento di pazienti gravi. "I medici di ogni specializzazione sono chiamati a ricevere 400 pazienti in otto ore", aggiunge. (A HONG KONG SEPARÈ ANTI-CONTAGIO NEI RISTORANTI - LE FOTO DALLA DIAMOND PRINCESS)

I numeri

Delle 59.900 tute necessarie ogni giorno, i medici e le infermiere di Wuhan ne hanno solo 18.500, ha spiegato il vice sindaco, Hu Yabo. Stessa osservazione per le mascherine N95, che proteggono dal virus: ci vorrebbero 119 mila al giorno, ne hanno solo 62.200. A quanto si apprende, dal 24 gennaio la Cina ha importato oltre 300 milioni di maschere e circa 3,9 milioni di tute protettive. E la Croce Rossa cinese ha ricevuto oltre 900 milioni di yuan di donazioni.

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