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Egitto, la famiglia Zaki: “Picchiato per sapere dei suoi legami con l’Italia e con Regeni”

3' di lettura

In un’intervista a La Repubblica, i parenti dello studente di Bologna arrestato nei giorni scorsi al suo rientro al Cairo: “È stato interrogato per 30 ore, torturato. Lo picchiavano e gli chiedevano dei suoi legami con la famiglia di Giulio Regeni. Patrick non sa nulla”

Volevano conoscere “i suoi legami con l'Italia e con la famiglia di Giulio Regeni”, per questo è stato “picchiato e torturato per 30 ore”. A denunciarlo è la famiglia di Patrick George Zaki, il giovane studente egiziano - che studia all’università di Bologna - arrestato nei giorni scorsi al suo rientro al Cairo. La famiglia ha parlato nel corso di un’intervista a La Repubblica. In mattinata, poi, hanno parlato anche i genitori di Giulio Regeni. “Stiamo seguendo con apprensione”, hanno detto, “Patrick, come Giulio, è un brillante studente internazionale e ha a cuore i diritti inviolabili delle persone. I governi democratici dovrebbero preservare e coltivare la crescita di questi nostri giovani e dovrebbero tutelarne in ogni frangente l'incolumità". Intanto, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà ha assicurato che “il governo continuerà a dare priorità al caso Zaki”. E ha aggiunto che, secondo quanto dichiarato alla nostra Ambasciata dall'Ong "Egyptian Initiative for Personal Rights", le sue “condizioni psicofisiche sarebbero in questo momento buone”.

“Lo picchiavano e gli chiedevano dei suoi legami con la famiglia di Regeni”

Della vicenda ha parlato anche Wael Ghaly, uno degli avvocati di Zaki. "Non è accusato di terrorismo, ma di un'accusa peggiore: 'rovesciamento del regime al potere'. La pena, secondo la legge, è il carcere a vita", ha detto all'Ansa. La custodia cautelare "può durare fino a due anni, rinnovata ogni 15 giorni, e talvolta tale detenzione può protrarsi per più di due anni", ha aggiunto il legale. A La Repubblica, parlando dalla casa della famiglia del giovane egiziano, a Mansura, aveva spiegato: "Abbiamo soltanto due certezze. La prima è che nei suoi confronti è stato emesso un mandato di comparizione il 24 settembre, ma nessuno glielo ha comunicato. Per questo è stato fermato alla frontiera. La seconda è che lì è stato bendato e portato da qualche parte al Cairo. È stato detenuto e interrogato per 30 ore, torturato. Lo picchiavano e gli chiedevano dei suoi legami con l'Italia e con la famiglia di Giulio Regeni. Patrick non sa nulla di tutto questo. Così alla fine lo hanno trasferito qui a Mansura”.

La famiglia: niente legami tra Zaki e Regeni

Al giornale ha parlato anche Marize, la sorella di Patrick George Zaki. “Abbiamo saputo quel che è successo a Regeni attraverso i social media, come tutti qui in Egitto. A casa ne abbiamo parlato e Patrick si è fatto la stessa domanda di tutti noi: perché è successo? Nulla di più", ha detto. La famiglia del giovane egiziano ha poi tenuto a sottolineare che non esistono legami tra il ragazzo e il ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo nel 2016 (IL CASO).

Data ultima modifica 12 febbraio 2020 ore 15:27

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