Coronavirus, il progetto fact-checking contro le fake news sul virus in Cina

Mondo

Floriana Ferrando

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48 organizzazioni provenienti da 30 diversi paesi (Italia compresa) collaborano per smentire le fake news e le bufale che si stanno diffondendo viralmente online, relative all’epidemia. Ecco il progetto dell’International Fact-Checking Network

Seguire la reale diffusione del coronavirus è possibile grazie alla mappa realizzata dagli esperti del Johns Hopkins Center for Systems Science and Engineering (oggi la Thailandia è il paese più colpito dopo la Cina), ma destreggiarsi fra bufale e notizie false relative all’epidemia mondiale risulta complicato. Contro la disinformazione, l’International Fact-Checking Network lancia un progetto volto a verificare in maniera collaborativa e su scala globale le informazioni che riguardano il virus 2019-nCoV.

Coronavirus, il progetto di fact-checking

Almeno 48 organizzazioni provenienti da 30 diversi paesi: è la squadra di fact-checkers che sta dietro al progetto collaborativo coordinato dell'International Fact-Checking Network, rete che riunisce esperti di verifica dell’informazione da tutto il mondo. Dal 24 gennaio scorso, i soggetti coinvolti (compreso l’italiano Pagella Politica) lavorano per verificare le notizie legate al coronavirus, smentendo le numerose fake news che circolano online (rischiando di alimentare la psicosi) e fornendo un’informazione reale e verificata sugli sviluppi del contagio. In pochi giorni di attività sono stati individuati tre grandi filoni tematici di fake news riguardanti il virus cinese, che spaziano dall’esistenza di un vaccino alle origini della malattia, fino a teorie del complotto infarcite di numeri (falsi) e immagini (manipolate). 

Coronavirus a misura di fake news

Una delle fake news diffuse da più tempo (già dal 2019) sul coronavirus riguarda l’esistenza di un brevetto relativo ad un presunto vaccino, notizia smentita da alcune realtà statunitensi di verifica dell’informazione. Anche i (falsi) metodi per evitare il contagio, privi di alcun fondamento scientifico, spiccano fra le bufale più condivise, soprattutto nell’area di Taiwan, complice la vicinanza geografica alla Cina. E ancora, se secondo gli scienziati potrebbero essere i rettili la causa primaria della diffusione del nuovo virus cinese, per molti sui social netowork siamo di fronte ad un complotto planetario, con anche le aziende farmaceutiche imputate nell’epidemia "per offrire nuovi vaccini" al pubblico. Attenzione anche ai dati legati alla diffusione e ai decessi (i morti causati dal virus registrati al 27 gennaio sono 81), come anche alle immagini, spesso oggetto di manipolazione e, quindi, disinformazione.

Coronavirus, gli hashtag contro la disinformazione

Per un’informazione verificata e aggiornata in merito al virus 2019-nCoV è possibile seguire sui social media gli hashtag #CoronaVirusFacts e #DatosCoronaVirus. L’International Fact-Checking Network ha scelto questi due hashtag per indicare le decine e decine di contenuti verificati dalla sua rete collaborativa di esperti.

 

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