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Barr: 21 allievi sauditi espulsi da basi Usa, 17 avevano account con contenuti jihadisti

I titoli delle 18 di Sky Tg24 del 13 gennaio

4' di lettura

La decisione dopo l’inchiesta sulla sparatoria nella base di Pensacola. Non ci sono prove di un coinvolgimento dei militari con gruppi terroristici. Il procuratore chiede a Apple di sbloccare iPhone dell’assalitore. L'azienda: nostre risposte sono state tempestive

Gli Stati Uniti hanno deciso di espellere 21 allievi militari sauditi in addestramento nelle basi americane sul territorio Usa. Un provvedimento preso alla fine di un’indagine interna del Pentagono dopo la sparatoria del mese scorso nella base aeronavale di Pensacola, in Florida, che ha provocato 4 morti (compreso l’assalitore). Dei 21 allievi espulsi, 17 avevano account sui social con alcuni contenuti jihadisti o anti americani. Non sono emerse, comunque, prove di loro coinvolgimenti con gruppi terroristici. A riferirlo è stato l'attorney general Usa William Barr.

Barr chiede a Apple sblocco iPhone terrorista

Barr ha definito l’attacco a Pensacola, all'interno di una delle più importanti basi americane per l'addestramento, un "atto di terrorismo". In Florida, lo scorso 6 dicembre, un giovane ufficiale dell'aviazione militare di Riad ha ucciso con una pistola tre marinai e ne ha feriti altri otto, prima di essere colpito a morte dalla polizia. Durante la conferenza stampa, Barr ha rinnovato la richiesta ad Apple di sbloccare i due iPhone dell'ufficiale saudita che ha ucciso i tre marinai. Finora, ha aggiunto, la società di Cupertino non ha fornito assistenza concreta.

Apple: le nostre risposte sono state tempestive

La replica di Apple, però, è arrivata a stretto giro. “Siamo rimasti sconvolti dalla notizia del tragico attacco terroristico contro i membri delle forze armate statunitensi alla stazione aerea navale di Pensacola, in Florida, il 6 dicembre - ha scritto l’azienda di Cupertino in una nota - Abbiamo il massimo rispetto per le forze dell'ordine e lavoriamo regolarmente con la polizia in tutto il Paese per le loro indagini. Quando le forze dell'ordine richiedono la nostra assistenza, le nostre squadre lavorano 24 ore su 24 per fornire loro le informazioni di cui disponiamo”. “Rifiutiamo l'affermazione secondo cui Apple non avrebbe fornito un'assistenza sostanziale nell'indagine di Pensacola - si legge - Le nostre risposte alle loro numerose richieste dal giorno dell'attacco sono state tempestive, approfondite e sono tuttora in corso”.

La ricostruzione di Apple

Apple, nella nota, ricostruisce poi la dinamica della comunicazione con le forze dell’ordine. “A poche ore dalla prima richiesta dell'FBI del 6 dicembre, abbiamo prodotto un'ampia serie di informazioni associate all'indagine. Dal 7 al 14 dicembre abbiamo ricevuto altre sei richieste legali e in risposta abbiamo fornito informazioni, tra cui backup di iCloud, informazioni sull’account e dati transazionali per diversi account - si legge nella nota - Abbiamo risposto tempestivamente ad ogni richiesta, spesso nell’arco di poche ore, condividendo le informazioni con gli uffici dell'FBI di Jacksonville, Pensacola e New York. Le richieste hanno prodotto molti gigabyte di informazioni che abbiamo consegnato agli investigatori. In ogni caso, abbiamo risposto con tutte le informazioni in nostro possesso”. E ancora: “L'FBI ci ha notificato solo il 6 gennaio che aveva bisogno di ulteriore assistenza - un mese dopo l'attacco. Solo allora siamo venuti a conoscenza dell'esistenza di un secondo iPhone associato all'indagine e dell'impossibilità dell'FBI di accedere a entrambi gli iPhone. Solo l'8 gennaio abbiamo ricevuto un mandato per informazioni relative al secondo iPhone, al quale abbiamo risposto nel giro di poche ore. La tempestività è fondamentale per accedere alle informazioni e trovare ulteriori opzioni. Stiamo continuando a lavorare con l'FBI e i nostri team di ingegneri hanno ricevuto di recente una richiesta a fornire ulteriore assistenza tecnica. Apple ha un grande rispetto per il lavoro del Bureau, e lavoreremo indefessamente per aiutarli nell’indagine relativa a questo tragico attacco alla nostra nazione”. E conclude: “Abbiamo sempre sostenuto che non esiste una backdoor solo per i buoni. Le backdoor possono essere sfruttate anche da coloro che minacciano la nostra sicurezza nazionale e la sicurezza dei dati dei nostri clienti. Oggi le forze dell'ordine hanno accesso a più dati che mai nella storia, quindi gli americani non devono scegliere tra indebolire la crittografia e risolvere le indagini. Riteniamo che la crittografia sia di vitale importanza per proteggere il nostro Paese e i dati dei nostri utenti”.

Le indagini dopo la sparatoria a Pensacola

Dopo l’attacco in Florida, gli Usa hanno avviato delle indagini scoprendo che Mohammed Saeed Al Shamrani, l’autore della sparatoria, si era radicalizzato sin dal 2015 e, prima di entrare in azione, aveva postato su Twitter un “testamento” con una citazione del defunto capo di Al-Qaida Osama bin Laden e un manifesto contro gli Usa "nazione del male" per le sue politiche contro i musulmani e a favore di Israele. Il Pentagono, così, aveva avviato uno screening su tutti gli 850 allievi sauditi presenti nelle basi Usa, sospendendone l'addestramento operativo. Ora per 21 di loro è arrivata l’espulsione.

Data ultima modifica 14 gennaio 2020 ore 11:29

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