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Presidenziali in Sri Lanka: sfida tra due delle famiglie più potenti del Paese

Gotabaya Rajapaksa, uno dei candidati favoriti nella corsa alla presidenza (Getty Images)
5' di lettura

Il 16 novembre i cittadini saranno chiamati a scegliere tra 35 candidati, anche se si tratterà di un testa a testa tra l'ex capo della difesa Gotabaya Rajapaksa, e Sajith Premadasa, rappresentante del partito attualmente al governo

Il 16 novembre 2019, in Sri Lanka, si tengono le elezioni parlamentari in un clima di forte instabilità e di crescenti timori da parte delle minoranze. Il voto arriva a sette mesi di distanza dai terribili attentati contro hotel e chiese, che durante la scorsa Pasqua, hanno provocato più di 250 morti. Di matrice islamista, gli attacchi hanno acuito le tensioni tra la maggioranza cingalese e le minoranze musulmane, anche a causa della campagna elettorale che ha esasperato gli animi. L’attuale capo di Stato e leader dello Sri Lanka Freedom Party (Slfp), Maithripala Sirisena, anche a causa di una serie di contrasti con il premier in carica, ha deciso di non ricandidarsi. I favoriti per la vittoria finale, a poche ore dal voto, sono l'ex ministro della Difesa, Gotabaya Rajapaksa, sostenuto del Fronte popolare dello Sri Lanka (Slpp), e Sajith Premadasa, rappresentante del partito di maggioranza in Parlamento, lo United National Party (Unp). Il vincitore avrà il difficile compito di tentare di pacificare una volta per tutte il Paese, cercando allo stesso tempo di far risalire un’economia fortemente gravata dal debito pubblico.

Forte instabilità politica

L’ordinamento dello Sri Lanka si fonda su un semipresidenzialismo, dove il potere esecutivo fa capo al presidente anche se è il vicepresidente a ricoprire l’incarico di primo ministro, con il compito di guidare il partito di maggioranza in parlamento. Da 18 mesi il Paese vive una situazione di forte instabilità che è stata innescata lo scorso anno dal presidente Sirisena, con il tentativo di mettere da parte il premier Ranil Wickremesinghe dopo una lunga serie di divergenze. La Corte suprema, però, ha rigettato il diktat presidenziale, rendendo nulla la nomina a capo del governo di Mahinda Rajapaksa (fratello dell’attuale candidato alla presidenza e a sua volta ex presidente) e ristabilendo in carica Wickremesinghe. Nel mentre le tensioni tra i due titolari del potere esecutivo hanno dato vita a un lungo stallo amministrativo che si è prolungato anche nei mesi successivi agli attentati.

In tutto 35 candidati

In tutto i candidati alla presidenza sono 35, anche se gli analisti danno in netto vantaggio i leader del Slpp dell’Unp, che sono i rappresentanti di due delle famiglie più potenti del Paese. Nello specifico nelle ultime settimane il divario tra Gotabaya Rajapaksa - a cui venivano accreditate molte più possibilità ad inizio campagna - si sarebbe assottigliato con Sajith Premadasa che potrebbe anche riuscire a spuntarla. Il nuovo presidente sarà scelto da 16 milioni di elettori che saranno chiamati ad esprimere tre preferenze sulla scheda. Chi tra i candidati otterrà più del 50% tra le prime scelte verrà eletto presidente, altrimenti si procederà ad un secondo scrutinio in cui verranno prese in considerazioni anche le seconde e terze scelte.

Economia in difficoltà

Il Paese, anche a causa del crollo del turismo a seguito degli attentati, sta attraversando una lunga crisi economica sui cui grava un imponente debito pubblico. Un quarto di questo deficit, come ricorda Reuters, è in mano cinese ragione per la quale in molti sostengono che un ulteriore l’indebitamento intaccherebbe la sovranità dello Sri Lanka. Basti pensare che, nel 2017, il governo è stato costretto a cedere il controllo del gigantesco porto di Hambantota in uno scambio debito-capitale con Pechino.

Premadasa punta sull’eredità del padre

Sajith Premadasa è figlio dell’ex primo ministro e ex presidente dello Sri Lanka, Ranasinghe Premadasa. Eletto nel 1989 e assassinato dai separatisti Tamil nel 1993, Ranasinghe è noto per aver promosso politiche progressiste di welfare, soprattutto nei confronti dei cingalesi. Durante la campagna elettorale Sajith si è proposto come il candidato in grado di tutelare anche le minoranza, motivo per il quale potrebbe essere riuscito ad accattivarsi i consensi dei Tamil musulmani (circa il 10% della popolazione), molto intimoriti dalla possibile elezione di Rajapaksa. Durante la campagna elettorale, il leader dell’United National Party ha promesso un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e una dura lotta alla corruzione. Nello specifico ha annunciato che in caso di elezione si spenderà per il diritto alla casa, ma anche per gli assorbenti gratuiti per le donne.

Rajapaksa si presenta come l'uomo forte

Di contro, Gotabaya Rajapaksa è uno dei sette fratelli che hanno dominato la politica del Paese per un decennio. Mahinda è stato presidente fino al 2015 e, in quel governo, Gotabaya ricopriva l’incarico di ministro della Difesa. Durante il suo mandato l’attuale candidato alla presidenza ha guidato le forze armate nel conflitto che ha messo fine alla sanguinosa guerra civile contro le Tigri Tamil. Sulla testa di Gotabaya, proprio a causa di questo incarico, pendono inchieste per gravi violazioni dei diritti umani e diverse cause legali per frode e corruzione. Durante la campagna elettorale, che ha avuto per slogan "Meglio essere con noi che contro di noi", si è presentato come l’uomo forte in grado di proteggere la maggioranza buddista dal nuovo pericolo islamista.

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