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Siria, 200mila civili in fuga. Germania e Francia bloccano la vendita di armi alla Turchia

6' di lettura

Usa pronti ad autorizzare sanzioni: i provvedimenti al momento non verranno attivati. La Turchia annuncia la conquista della città di Ras al-Ain, ma i curdi smentiscono. Bomba vicino a prigione Isis a Hasake. Nella notte un raid turco ha colpito una base Usa

Nel quarto giorno dell'operazione "Fonte di pace" nel Nord-Est della Siria, proseguono i violenti scontri tra le forze turche e i curdi. E mentre i combattimenti vanno avanti senza tregua, cresce il numero dei civili in fuga: sono circa 200mila le persone costrette a scappare dalle zone del confine turco-siriano. Intanto la Germania e la Francia hanno annunciato lo stop alla vendita di armi ad Ankara, mentre gli Usa hanno pronti i provvedimenti per le sanzioni (LE FOTO DEI CIVILI CURDI IN FUGA - PERCHÈ LA TURCHIA ATTACCA LA SIRIA). Nelle scorse ore, inoltre, una prigione in Siria dove sono detenuti centinaia di miliziani dell'Isis è stata presa di mira da un attentato dinamitardo. Fonti locali riferiscono che un'autobomba è esplosa vicino al carcere centrale di Hasake, capoluogo della regione nord-orientale siriana. Non è chiaro se l'attentato abbia danneggiato il penitenziario dove si trovano centinaia di miliziani jihadisti (CHI SONO I CURDI - PERCHÈ TRUMP ABBANDONA I CURDI E LE POSSIBILI CONSEGUENZE).

I combattimenti

Le forze turche hanno annunciato di aver conquistato la città di Ras al-Ain, nel nord-est della Siria, uno dei due ingressi principali dell'offensiva di terra. "Al termine delle operazioni coronate con successo nell'ambito dell'offensiva 'Fonte di pace', la città di Ras al-Ain situata all'est dell'Eufrate è passata sotto il nostro controllo", si legge in una nota del ministero della Difesa di Ankara. Ma un funzionario delle forze democratiche siriane a guida curda, citato dai media, smentisce: "Ras Al-Ain sta ancora resistendo e i combattimenti sono in corso". E anche l'Osservatorio siriano per i diritti umani - che parla di 10 civili uccisi questa mattina nei bombardamenti - afferma che la città, principale obiettivo dell'offensiva, non è stata completamente conquistata. 

Germania blocca la vendita di armi alla Turchia

La Germania ha deciso di fermare le vendita di armi alla Turchia. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas alla Bild am Sonntag. Una misura, ha spiegato, che intende colpire l'operazione militare avviata da Ankara nel nord est della Siria. Nel 2018, la Germania ha venduto alla Turchia armi per un totale di 240 milioni di euro. Considerando "l'offensiva militare turca nel nord-est della Siria, il governo federale non concederà nuove autorizzazioni per tutti gli armamenti che potrebbero essere utilizzati dalla Turchia in Siria", ha detto il ministro come riporta un'anticipazione dell'edizione domenicale del quotidiano tedesco Bild.

Stop alle armi in Turchia anche in Francia

Anche la Francia ha deciso di "sospendere qualsiasi progetto di esportazione verso la Turchia di materiale da guerra che potrebbe essere utilizzato nell'offensiva in Siria". Lo ha comunicato il Quai d'Orsay, precisando che "la decisione ha effetto immediato". 

Lega Araba riduce relazioni con Turchia

Erdogan è sempre più isolato. Oggi i ministri degli Esteri dei Paesi della Lega Araba hanno deciso di assumere "misure urgenti per far fronte all'aggressione turca contro la Siria", comprese la riduzione delle relazioni diplomatiche, la cessazione della cooperazione militare e la revisione delle relazioni economiche. Lo ha deciso il documento finale della Lega Araba, al termine di una riunione d'urgenza svoltasi oggi al Cairo.  "L'aggressione turca alla Siria costituisce una minaccia diretta per la sicurezza nazionale araba, così come per la pace e la sicurezza internazionali".. Nel documento si aggiunge che l'attacco è "una violazione flagrante dei principi della Carta delle Nazioni Unite" contro la quale la Siria ha il diritto legittimo di difendersi con ogni mezzo.

Le sanzioni

Intanto, secondo quanto affermato dal ministro del Tesoro americano, Steve Mnuchin, la Casa Bianca sta per autorizzare sanzioni "molto significative" contro la Turchia, che però non verranno per il momento attivate. Oggi anche  il presidente russo Vladimir Putin ha chiesto che tutte le truppe straniere presenti "illegalmente" vadano via. 

Le vittime

Dal ministero della Difesa turco, nel frattempo, arriva un comunicato in cui si annuncia che 399 miliziani curdi Ypg sono stati "neutralizzati": non si sa se siano stati uccisi, feriti o costretti alla resa. Secondo la Mezzaluna Rossa curdo-siriana invece, almeno 60 civili sono stati uccisi nelle ultime 72 ore di offensiva turca.

Le forze turche avanzano su un'autostrada strategica

Nel quarto giorno dell'offensiva, inoltre, le forze di opposizione siriane, appoggiate dalla Turchia, hanno raggiunto un'autostrada strategica nel nord-est della Siria. Lo riferisce l'agenzia Anadolu. Le forze sono arrivate sull'autostrada M-4 che collega le città siriane di Manbij e Qamishli, 30 km a sud del confine turco.

Divieto di manifestazioni

In seguito all'inizio dell'offensiva, sono state vietate manifestazioni e assembramenti a Gaziantep, città del sud della Turchia vicina al confine siriano, dove vivono turchi, curdi, arabi e una nutrita comunità siriana. Durante la settimana diversi provvedimenti relativi alla sicurezza e divieti di manifestazioni sono stati emessi in alcune province turche che - a differenza di Gaziantep - sono a maggioranza curda e confinanti con l'area interessata dall'intervento militare, come Diyarbakir e Van, e Mardin, quest'ultima con una forte componente araba.

Raid turco colpisce una base americana

Intanto ieri sera una postazione americana del nord est della Siria è stata evacuata dopo essere finita sotto il fuoco di artiglieria della Turchia, che ha colpito a poche centinaia di metri da dove si trovavano i militari. Lo ha rivelato il Pentagono, sottolineando che nessuno è rimasto ferito e che le truppe non si sono ritirate da Kobane, ma hanno lasciato temporaneamente l’avamposto dopo l’esplosione. In una nota, il Pentagono ha ufficialmente confermato che le truppe americane "si sono trovate sotto il fuoco dell'artiglieria" turca nella città controllata dai curdi Kobane, nel nord della Siria, alle 21 ora locale. Il raid ha colpito "a poche centinaia di metri" dalla zona di sicurezza dove Ankara sa che gli Usa sono presenti. Il Pentagono ha poi messo in guardia Ankara dall'evitare azioni che possano tradursi in una immediata azione di difesa americana. L’esplosione avvenuta “a poche centinaia di metri da una location fuori dalla zona del meccanismo di sicurezza in un'area dove i turchi sanno che sono presenti forze Usa" è stata confermata anche dal capitano della Navy Usa Brook DeWalt.

Data ultima modifica 12 ottobre 2019 ore 21:42

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