Portogallo al voto, il primo ministro Costa a caccia della rielezione

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Daniele Brunetti

Nel Paese il 6 ottobre si tengono le elezioni politiche. Il Partito socialista potrebbe superare il 39% e formare un governo monocolore. In caso contrario potrebbe essere riproposta la "Geringonça", che ha portato sinistra e ambientalisti a sostenere l'esecutivo uscente

Contro le previsioni di gran parte degli analisti, il 6 ottobre il Portogallo torna ad elezioni politiche alla fine naturale del mandato parlamentare. In pochi, nel 2015, scommettevano sull'Esecutivo guidato da António Costa che, dopo una lunga fase di contrattazione, ha strappato l'appoggio delle forze di sinistra e ha dato vita a un governo di minoranza guidato dal Ps (il Partido socialista, di cui Costa è il leader). In questi 4 anni la "Geringonça", soprannome dell'alleanza, è riuscita a risollevare l'economia del Paese e proprio Costa è considerato il grande favorito per la vittoria finale. Le elezioni dovranno stabilire se il Ps riuscirà a superare la soglia del 39%, oltre la quale sarà in grado di formare autonomamente l'Esecutivo, o se sarà costretto anche in questa legislatura a cercare un appoggio alla sua sinistra.

Costa in netto vantaggio

Il prossimo 6 ottobre i portoghesi dovranno eleggere i 230 membri dell’Assembleia da República. Secondo gli ultimi sondaggi, il Ps dovrebbe riuscire ad ottenere tra il 40 e il 42% delle preferenze. Percentuale che supererebbe abbondantemente il 50% se si sommassero anche i voti delle forze che attualmente sostengono il governo, ossia: il Partito comunista, il Blocco di Sinistra (Be, sinistra radicale) e i Verdi. Secondo le rilevazioni le opposizioni riuscirebbero a raccogliere molti meno consensi, con il Psd, il Partito socialdemocratico di destra, al 23%, e il Partito Popolare con ancor meno preferenze. Una variabile da tenere in considerazione è il partito animalista People-Animals-Nature (Pan), che i sondaggi danno intorno al 4% e che potrebbe consentire a Costa di raggiungere la maggioranza senza dover ricorrere ai partiti di estrema sinistra.

Congiuntura economica positiva

La tendenza positiva fatta registrare dal Ps nei sondaggi è avvalorata anche dall'ottimo risultato ottenuto nelle elezioni europee dello scorso maggio, quando il partito di Costa ha raccolto il 33,4%. Molto del suo consenso è dovuto all'attuale condizione economica del Paese che è di gran lunga migliore rispetto a quella degli anni precedenti. Nel 2011, in piena crisi finanziaria, il governo di Lisbona è stato costretto infatti a ricorrere ad un piano di salvataggio da 78 miliardi di euro, finanziato dall'Unione europea e dal Fondo monetario internazionale, per far fronte alla grave crisi debitoria. A seguito di questo intervento, il pil negli ultimi 5 anni è cresciuto del 10% e il deficit è sceso dello 0,5. Ma, nonostante i convinti segnali di ripresa, il Portogallo è stato costretto a ridurre al minimo gli investimenti pubblici (intorno al 2% del pil) mettendo in difficoltà settori come la salute, i trasporti e l'istruzione. A causa di questi problemi, negli ultimi mesi, si sono susseguiti diversi scioperi durante i quali i lavoratori hanno rivendicato migliori condizioni salariali.

La campagna elettorale

Durante la campagna elettorale il Primo ministro in carica ha potuto rivendicare i risultati ottenuti in questa legislatura. In un comizio a Coimbra, Costa ha ricordato come il Ps sia stato in grado di abbattere il muro dell'incomunicabilità tra i partiti di sinistra, riuscendo ad aprire la strada alla ripresa del Paese. Economia in salita che, tra i vari provvedimenti, ha permesso al capo del governo di innalzare il salario minimo a 600 euro al mese e di ripristinare quattro giornate festive, che erano state abolite in tempi di Troika. Gli altri candidati al governo del Paese, compresi quelli che lo hanno sostenuto in questa legislatura, hanno puntato invece sull'importanza di limitare il potere di Costa che, se dovesse superare il 39%, avrebbe "mani libere".

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