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Elezioni Guatemala, Torres contro Giammattei per la presidenza

La candidata Sandra Torres (LaPresse)
3' di lettura

La ex first lady sarebbe la prima donna presidente. Dovrà vedersela con il candidato di destra. Al centro del dibattito legalità, migranti, narcotraffico ed economia

Domenica 11 agosto il Guatemala sceglie il suo nuovo presidente. Il 16 giugno dalle urne è uscito un panorama molto frammentato, con appena un candidato oltre il 20% delle preferenze. Al ballottaggio si presenteranno Sandra Torres, che ha raccolto il 25,73% dei voti e Alejandro Giammattei (che parte dal 13,89%).

Ballottaggio: gli sfidanti

Sandra Torres è l'esponente socialdemocratico della UNE (Unidad Nacional de la Esperanza). Era la favorita della vigilia e parte da un vantaggio consistente nei confronti dell'avversario. Se eletta, sarebbe la prima presidente donna nella storia del Guatemala. Torres ha già un passato presidenziale: dal 2008 al 2011 è stata first lady, moglie di Albaro Colom. I due hanno divorziato nel 2011 e Torres, in quell'anno, si era già candidata alla presidenza. Le autorità guatemalteche l'hanno però esclusa per tentata frode. La separazione dal marito sarebbe stata solo un espediente per aggirare la legge, che impedisce ai parenti di presidenti in carica di correre per le elezioni generali. Torres ci ha riprovato nel 2015, perdendo però contro Jimmy Morales. Alejandro Giammattei è il candidato del partito di destra Vamos. Neppure Giammattei è un volto nuovo della politica guatemalteca. Ex capo del sistema penitenziario del Paese, si è già candidato alla presidenza nel 2007, 2011 e 2015. Sostenitore della pena di morte per arginare i crimini violenti, Giammattei ha basato la campagna elettorale sulla domanda di sicurezza e di lavoro invocata dalla popolazione.

I temi al centro delle elezioni

Che sia Torres o Giammattei, il nuovo presidente dovrà affrontare un situazione complessa. Corruzione e lotta alla criminalità sono stati argomenti centrali nella campagna elettorale. La piaga del narcotraffico (e delle violenze collegate agli stupefacenti) è più viva che mai: in piena campagna elettorale, il candidato Mario Estrada è stato arrestato per presunti legami con l’accusa di legami con il cartello messicano di Sinaloa. Inchieste per questioni fiscali e finanziamenti illeciti hanno toccato l’ex presidente Otto Pérez (arrestato) e quello attuale Jimmy Morales (indagato). Episodi che hanno fatto montare la protesta contro la classe politica, che si è confermata anche in un voto estremamente frazionato. Le altre due questioni centrali per il paese sono migranti e condizioni economiche. Quanto alla prima, il Guatemala è uno dei Paesi che più alimenta il flusso che, passando dal Messico, prova l'ingresso negli Stati Uniti. Oltre al tema in sé (i migranti sono spinti oltreconfine da povertà e violenze nel Paese), le migrazioni stanno provocando tensioni con Donald Trump. Dal punto di vista economico, il Guatemala cresce più della media regionale. Ma la fetta di popolazione sotto la soglia di povertà, senza accesso ai servizi di base, è ancora enorme. E la ricchezza generata si concentra nelle mani di pochi, ampliando le diseguaglianze. Anche in virtù del momento complesso, si prevede un ballottaggio blindato. Il ministro dell'Interno Enrique Degenhart ha annunciato che ci saranno 42mila poliziotti a vigilare sul voto. Serviranno per garantire la sicurezza dei cittadini, ma anche il rispetto delle procedure e il trasporto delle schede elettorali.

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