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Noa Pothoven, Marco Cappato: "Non è eutanasia". Papa: "Non abbandonare chi soffre"

4' di lettura

Secondo il tesoriere dell'Associazione Coscioni "non esiste alcuna fonte" sulla concessione. La stampa olandese conferma: "Rifiutava acqua e cibo". Sul caso interviene anche il Pontefice: "L'eutanasia e il suicidio sono una sconfitta per tutti, ridare speranza"

Noa Pothoven, la 17enne olandese morta dopo anni di sofferenze psichiche a seguito di violenze sessuali subite da bambina, si sarebbe lasciata morire di fame e di sete. A dare tra i primi la smentita è stato Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Coscioni e promotore del Congresso mondiale per la libertà di ricerca e della campagna Eutanasia legale: "Non esiste alcuna fonte che ci dica che lo Stato olandese abbia concesso l'eutanasia alla giovane Noa", ha spiegato. Secondo Cappato, l’autorizzazione è stata negata, tanto che la giovane - scrive Cappato su Twitter - “ha smesso di bere e mangiare e si è lasciata morire a casa, coi familiari consenzienti”. Una versione, questa, confermata anche dalla stampa olandese: dai reportage del quotidiano olandese De Gelderlander (giornale di una cittadina nei pressi di Arnhem, la città di Noa), che ha seguito la storia dal dicembre 2018, emerge che la giovane si è lasciata morire di fame e di sete. Il ministero della Salute olandese, intanto, ha annunciato che avvierà un'ispezione sanitaria per accertare il tipo di cure ricevute dalla ragazza. Sulla questione interviene anche il Papa: "L'eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti. La risposta a cui siamo chiamati è non abbandonare mai chi soffre, non arrendersi, ma prendersi cura e amare per ridare la speranza”, scrive il Pontefice in un tweet.

Cappato: "La ragazza ha rifiutato di mangiare e bere"

Per Cappato sulla vicenda esistono "due fatti accertati, fonti giornalistiche che riportano la decisione dell'Aja, che aveva rifiutato l'eutanasia chiesta dalla giovane, indicando 5 anni di trattamento prima di decidere. E il fatto che la ragazza avesse smesso di bere e di mangiare. Una decisione legale anche in Italia". In un tweet successivo, Cappato pubblica anche le parole della giovane diffuse dai giornali olandesi: "La domanda è stata rifiutata perché sono troppo giovane e avrei dovuto prima affrontare un percorso di recupero dal trauma psichico fino ad almeno 21 anni'". Queste parole, aggiunge il tesoriere dell’Associazione Coscioni, sono state "ignorate per malafede o sciatteria dai media italiani". In un'intervista rilasciata a dicembre 2018, Noa "spiega che le era stata rifiutata l'eutanasia. Noa è stata ricoverata in tutti gli ospedali possibili. Addirittura per nutrirla forzatamente le è stato indotto un coma farmacologico", conclude Cappato.

La stampa olandese conferma: "Si è lasciata morire"

Secondo il quotidiano De Gelderlander, Noa, senza riferire nulla ai genitori, aveva effettivamente fatto richiesta alla clinica Levenseind dell'Aja per ottenere l'eutanasia. Ma il consenso non le era mai stato dato. "Pensano che sia molto giovane, che debba finire il trattamento psicologico e attendere fino a quando il mio cervello sarà completamente sviluppato. Non succederà fino all'età di 21 anni. Sono devastata perché non posso aspettare così a lungo", aveva raccontato la 17enne al reporter olandese Paul Bolwerk che oggi, 5 giugno, ha confermato la sua versione. Dopo alcuni tentati suicidi da parte di Noa, i genitori avevano fatto richiesta per una terapia elettroshock, anch'essa rifiutata a causa della sua giovane età. Così, nelle ultime settimane la ragazza aveva espresso il desiderio di non essere sottoposta a ulteriori trattamenti e aveva iniziato a rifiutare alimenti e liquidi.

Vaticano: "Grande sconfitta"

Sul caso questa mattina si è espressa, oltre al Papa, anche la Pontificia Accademia per la Vita. "La morte di Noa è una grande perdita per qualsiasi società civile e per l'umanità. Dobbiamo sempre affermare le ragioni positive per la vita”, sottolinea. Il presidente, mons. Vincenzo Paglia, parla di “una grande sconfitta dell'intera società, particolarmente della società europea”. "Pur non facendo notizia è drammatico il fatto che la seconda causa di morte dei giovani in Europa sia il suicidio. Per questo io chiedo un sussulto di responsabilità a tutti, nessuno escluso". In Italia si potrebbe arrivare a questo? "Mi auguro si salga e non si scenda", risponde mons. Paglia.

 

Data ultima modifica 05 giugno 2019 ore 18:02

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