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Europee, reportage di Sky tg24 nell'Albania che attende i negoziati di adesione Ue

Tirana e non solo, il reportage di Sky tg24

3' di lettura

I timori dell'Unione europea e i dubbi degli stessi albanesi, che hanno sempre meno fiducia nei vantaggi di un eventuale ingresso in Europa. Così, tra incertezze e tensioni, il Paese guarda al voto che si terrà dopo le elezioni europee. VIDEO

Se nell’Unione Europea si vota alla fine di maggio, a Tirana si aspetta la fine di giugno. Perché tra le decisioni più immediate che dovranno prendere i leader dell’Unione, nel primo vertice che si terrà dopo le elezioni europee, c’'è l'avvio dei negoziati per l’adesione dell’Albania nell’Ue. Un avvio non ancora scontato per l’opposizione di alcuni Paesi capeggiati dalla Francia, ma voluto dalle istituzioni locali e da buona parte della popolazione: l’Europa di oggi, scossa dai nazionalismi e lacerata dalla Brexit, non è più il miraggio che all’inizio degli anni Novanta spinse sui barconi gli albanesi in fuga dalle macerie del regime comunista, ma per molti rappresenta ancora un’opportunità. Come per Luan, che vende tappeti in un mercato di Tirana: “Vorrei che l’Albania entri al più presto nell’Unione – ci dice – perché da Bruxelles possano arrivare finanziamenti a pioggia per migliorare la nostra economia”. Lucia, invece, gestisce un caffè nella città di Kuçove, a due ore di macchina a sud della capitale. Ogni anno lo chiude per tre mesi, per andare a raccogliere pomodori in Grecia: “È faticoso – ci dice – ma guadagno bene... Spero che l’Albania entri nell’Unione perché gli spostamenti oltre confine diventino più facili”.

L'Albania che non sogna più l'Europa

Non tutti, ovviamente, vedono con favore l’adesione all’Ue: “Loro vogliono il pomodoro perfetto, le zucchine perfette… Ma questo rischia di diluire i nostri sapori e la nostra identità” ci dice Bledar Kola, uno chef stellato che nel suo ristorante di Tirana propone i piatti della tradizione albanese come fosse una missione. In realtà, il timore più diffuso tra gli euro-scettici è quello di fare la fine della Grecia, di rimanere stritolati da regole economiche e dettami finanziari non adatti a un Paese come l’Albania che, insieme a indici di crescita che attraggono investitori stranieri, ha ancora grandi sacche di povertà: il reddito medio è di poco superiore ai trecento euro al mese e ogni anno emigrano quasi 40 mila persone. 

I dubbi dell'Ue

La possibile apertura dei negoziati con Bruxelles non comporterà l’adesione automatica dell’Albania all’Unione che, in ogni caso, non avverrà prima del 2025: la corruzione e la criminalità, in particolare il traffico di stupefacenti, sono le maggiori preoccupazioni per le autorità europee, insieme alla stabilità delle istituzioni politiche locali, messa alla prova dalle manifestazioni di piazza con cui l’opposizione, dallo scorso febbraio, tenta di rovesciare il governo del premier Rama. Eppure, l’Unione Europea ha già stretto un patto con Tirana: nei prossimi giorni gli agenti di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, saranno dispiegati lungo i confini con la Grecia per controllare i flussi dei profughi che fuggono dalle zone di crisi del Medio Oriente e passano dall’Albania per raggiungere i Paesi del Nord Europa. E così il controllo e la gestione dell'immigrazione, per questo Paese da cui partirono a centinaia di migliaia dopo il crollo del comunismo, sarà il primo banco di prova nel cammino, ancora lungo, verso l’Unione Europea.

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