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Migranti, non si fermano le partenze dopo naufragio con 70 morti. Sea Watch torna in mare

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5' di lettura

Oggi soccorse 46 persone. Ieri sedici i sopravvissuti, salvati da pescherecci e trasferiti a bordo di unità militari tunisine. Salvi anche 36 migranti soccorsi e portati ad Augusta dalla Marina Militare, così come i 30 salvati e sbarcati a Lampedusa dalla Mare Jonio

Non si fermano le partenze di barconi dalle coste africane. La guardia costiera tunisina ha intercettato oggi in acque nazionali un'imbarcazione in difficoltà al largo di Jebeniana, 35 km a nord di Sfax, con a bordo 46 migranti, dei quali 20 donne, in gran parte di Paesi sub-sahariani, oltre a 6 tunisini. Ieri almeno 70 migranti sono annegati nel naufragio al largo della Tunisia. "Ma il numero delle vittime potrebbe crescere", fa sapere su Twitter Alarm Phone, rete telefonica gestita da attivisti che ricevono le richieste di soccorso dei migranti nel Mediterraneo. E sono solo tre finora i corpi recuperati in mare dalle autorità tunisine, secondo quanto hanno rivelato fonti ospedaliere di Sfax all'agenzia tunisina Tap. Intanto la ong Sea Watch annuncia il proprio ritorno nelle acque del Mediterraneo: "Dopo il blocco pretestuoso dell'Olanda, la SeaWatch ha lasciato da poco il porto di Marsiglia e naviga verso l'area Sar per tornare alla sua missione di soccorso", si legge in un tweet dell'organizzazione. Nel governo italiano, intanto, è di nuovo scontro sul tema tra i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il ministro dell'Interno, dopo aver annunciato un decreto sicurezza bis, avverte: "Se qualcuno rimpiange i porti aperti che portavano in Italia più clandestini e facevano morire in mare più persone, sappia che avrà nel sottoscritto un avversario irriducibile". Di Maio replica: "Noi siamo pronti a dare una mano al ministro degli Interni se serve ma non può essere sempre colpa degli altri". Intanto fonti del Viminale fanno sapere che c'è "piena sintonia e condivisione degli obiettivi" con il ministero dell'Interno da parte del premier Giuseppe Conte e del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. I due hanno risposto a una lettera inviata loro da Salvini.

I dati del Viminale

All'indomani del naufragio, il ministro dell'Interno non molla sul tema migranti: "Nel 2019 meno sbarchi, meno reati commessi, meno morti in mare", afferma il titolare del Viminale, sottolineando che dal primo gennaio 2019 a oggi sono sbarcate 1.009 persone contro le quasi 9.959 dello stesso periodo di un anno fa. I rimpatri nel 2019, indica il Viminale, sono 2.301 (più del doppio degli arrivi), di cui 2.179 forzati (dato aggiornato al 5 maggio) e 122 volontari assistiti (dato aggiornato al 7 aprile). Nel 2019 c'è stato inoltre "un cadavere recuperato e 402 dispersi (stima Unhcr) contro i 23 morti accertati del 2018, anno in cui la stima dei deceduti e dispersi toccò quota 2.277. Nel 2016 (governo di centrosinistra) ci furono 390 morti accertati e 5.096 dispersi".

Viminale: "Da Conte e Moavero piena sintonia sui rimpatri"

Oltre alla notizia della lettera inviata da Conte e Moavero al ministro Salvini, dal Viminale si aggiunge che il ministro dell'Interno "aveva chiesto un'azione comune di tutto il governo per stringere nuovi accordi bilaterali finalizzati anche al rimpatrio dei clandestini". La settimana prossima "è già convocato il tavolo Esteri-Interno per affrontare temi di comune interesse come i rimpatri".

Il naufragio e i salvataggi

Il naufragio di venerdì 10 maggio ha visto coinvolta un'imbarcazione, carica di migranti, partita dal porto di Zuara, nella Libia occidentale, che si è rovesciata ed è affondata in acque internazionali, a 40 miglia dalla città di Sfax in Tunisia. Sedici i sopravvissuti, salvati da pescherecci nella zona e trasferiti a bordo di unità militari tunisine. Mentre proseguono le ricerche dei corpi in mare da parte delle unità militari tunisine, dei 16 superstiti della tragedia, salvati da pescatori e in gran parte del Bangladesh, 4 sono ricoverati all'ospedale Habib Bourguiba di Sfax, mentre degli altri si stanno occupando le autorità tunisine in collaborazione con le organizzazioni internazionali. Sono invce salvi i 36 migranti soccorsi e portati ad Augusta dalla Marina Militare, così come i 30 salvati dalla nave Mare Jonio e sbarcati a Lampedusa.

La situazione della nave Mare Jonio

Intanto, ieri sera, la ong Mediterranea in un tweet ha fatto sapere sapere del  "sequestro preventivo della Mare Jonio che la politica disumana chiedeva da stamattina". Si tratta comunque di un "sequestro di iniziativa", che deve essere valutato ed eventualmente convalidato entro 48 ore dalla Procura di Agrigento. L'unico indagato, al momento, è il comandante e non l'intero equipaggio, sottolineano le stesse fonti di Mediterranea. La nave rimane in porto e l'equipaggio può stare a bordo senza prescrizioni.

Lo scontro politico

L'ennesima giornata drammatica nel Mediterraneo ha provocato un'altra frattura all'interno dell'esecutivo italiano. Il vicepremier Matteo Salvini, col decreto sicurezza bis, ha annunciato anche sanzioni severe per le navi delle ong che effettuino salvataggi nelle zone Sar, le aree entro le quali ogni Paese è tenuto a prestare soccorso. Il vicepremier Luigi Di Maio ha richiamato Salvini alle sue competenze accusandolo di aver fallito. Il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi ha invitato ad un "maggior coordinamento dell’azione di governo" puntando su incentivi negli accordi bilaterali.

Data ultima modifica 11 maggio 2019 ore 19:06

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