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Venezuela, Mosca agli Usa: "Gravi conseguenze se interferite". Nuovi scontri a Caracas

5' di lettura

Mentre sale la tensione tra la Russia e Washington, riesplodono gli scontri nella capitale, con la Guardia nazionale bolivariana che ha usato gas lacrimogeni e sfollagente per disperdere centinaia di oppositori. Un 24enne morto e qualche decina di feriti

Esplode lo scontro tra Stati Uniti e Russia mentre continua pericolosamente a salire la tensione nelle strade in Venezuela, con diversi feriti a Caracas: da una parte le forze chaviste che usano gas lacrimogeni e pallini di gomma; dall'altra i manifestanti, che lanciano pietre e bottiglie molotov. La crisi nel Paese latinoamericano ha innescato un vero e proprio braccio di ferro tra Washington e Mosca, con accuse reciproche, minacce e toni da Guerra Fredda.

Mosca dice a Washington di “non immischiarsi”

In una burrascosa telefonata oggi, all'indomani del "golpe fallito" (FOTO), come l'ha liquidato il presidente venezuelano Nicolas Maduro (CHI È), il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha rinfacciato al collega americano Mike Pompeo di non aver escluso un'azione militare Usa nel Paese. "È possibile", aveva detto Pompeo in mattinata parlando di un'azione di forza da parte di Washington. "Se necessario, è quello che faranno gli Stati Uniti" per restaurare la democrazia, "anche se preferiremmo una transizione pacifica del potere", aveva spiegato il capo della diplomazia Usa in un'intervista tv. Immediata la reazione di Mosca, che ha ammonito Washington a non immischiarsi negli affari interni del Venezuela, minacciando altrimenti "gravi conseguenze": "È una violazione flagrante del diritto internazionale che non ha nulla a che fare con la democrazia", ha urlato al telefono Lavrov.

Usa accusa la Russia di voler "destabilizzare" il Venezuela

Altrettanto dura la replica di Pompeo, che ha accusato la Russia (e Cuba) di voler "destabilizzare" il Venezuela, mettendo così a rischio le relazioni bilaterali tra Washington e Mosca. Il capo del Dipartimento di Stato ha quindi insistito perché la Russia cessi immediatamente le attività di sostegno a Maduro. Mentre a mettere in guardia Cuba ci ha pensato direttamente Donald Trump: "Se le truppe e le milizie cubane non cesseranno immediatamente le operazioni militari e di altro genere allo scopo di causare la morte e la distruzione della Costituzione venezuelana, imporremo un embargo totale sull'isola insieme a più sanzioni", ha tuonato in un tweet.

Guaidò convoca nuove manifestazioni di piazza

Intanto nel Paese nuove manifestazioni di piazza per disarcionare il regime sono state convocate dal leader dell'opposizione autoproclamatosi presidente ad interim Juan Guaidò (CHI È), che ha annunciato un programma di scioperi scaglionati nell'amministrazione pubblica, fino a far sì che tutti i settori si uniscano in uno sciopero generale. "Resteremo nelle strade fino ad ottenere la fine dell'usurpazione di Maduro, un governo di transizione e libere elezioni", ha assicurato Guaidò.

Ancora scontri a Caracas

Nuovi scontri si sono registrati in giornata, con gli agenti della Guardia nazionale bolivariana che hanno utilizzato gas lacrimogeni e sfollagente per disperdere centinaia di oppositori. E mentre i militari non hanno dato segnali di sostegno alla rivolta, l'altro leader dell'opposizione venezuelana, Leopoldo Lopez, ha lasciato l'ambasciata del Cile dove si era rifugiato, per trasferirsi in quella spagnola assieme alla sua famiglia. A parte un 24enne morto negli scontri a La Victoria, gli arresti e qualche decina di feriti, il caos per ora non si è trasformato in un bagno di sangue. Ma la situazione rischia di precipitare da un momento all'altro.

 

Data ultima modifica 01 maggio 2019 ore 22:15

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