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Corea del Nord, rimpatriata da Roma la figlia dell’ex ambasciatore disertore

3' di lettura

Secondo quanto ha riferito l’ex numero due dell'ambasciata nordcoreana a Londra, la ragazza, studentessa delle superiori, sarebbe stata riportata a Pyongyang con la forza. La Farnesina: "Ci era stato comunicato che voleva rientrare dai nonni"

Rimpatriata con la forza dall’Italia a Pyongyang: è successo lo scorso novembre a una studentessa nordcoreana, figlia di Jo Song-gil, ex ambasciatore reggente a Roma, "scomparso" nello stesso mese in quello che è visto come un tentativo di diserzione. La notizia è stata riferita da Thae Yong-ho, ex numero due dell'ambasciata nordcoreana a Londra, rifugiatosi a Seul nel 2016. Il blitz, riporta l'agenzia Yonhap, sarebbe avvenuto prima del tentativo della ragazza di riunirsi ai genitori. Sulla vicenda, la Farnesina ha fatto sapere di essere stata informata lo scorso 5 dicembre dall’ambasciata nordcoreana a Roma che “l’incaricato d'Affari Jo Song Gil e la moglie avevano lasciato l'Ambasciata il 10 novembre e che la figlia, avendo richiesto di rientrare nel suo Paese dai nonni, vi aveva fatto rientro, il 14 novembre 2018, accompagnata da personale femminile dell'Ambasciata”. Il ministero degli Esteri ha poi chiarito di “non disporre di alcuna altra informazione sulla vicenda”.

Punizioni e ritorsioni contro i familiari dei disertori

"Non sono sicuro di quanti figli avesse Jo, ma quella che era in Italia è stata rimandata in Corea del Nord. Jo è attualmente con la moglie", ha fatto sapere Thae. La ragazza, che avrebbe 17 anni, era una studentessa delle superiori. "Non posso più dire pubblicamente a Jo di venire in Corea del Sud", ha aggiunto Thae, ricordando che il Nord è solito procedere ad aspre punizioni e ritorsioni nei confronti dei familiari delle persone che decidono di disertare a Seul piuttosto che in Paesi terzi. L'ex diplomatico aveva più volte sollecitato Jo a puntare sulla Corea del Sud come destinazione finale, sollecitando il governo di Seul a promuovere sforzi in tal senso, favorendone la fuga. Jo era tornato in Italia con un nuovo mandato diplomatico a maggio del 2015, divenendo incaricato d'affari e quindi reggente della sede fino a novembre 2018, a seguito dell'espulsione dell'ambasciatore Mun Jong-nam a ottobre 2017, in risposta al sesto test nucleare fatto dal Nord appena un mese prima.

La reazioni della politica italiana

"Non sono in grado di commentare, stiamo facendo le verifiche necessarie con il ministero degli Esteri in queste ore", aveva detto in giornata il ministro Moavero, aggiungendo che "la Farnesina sta seguendo la vicenda insieme ai servizi competenti. Dopo di che se ne trarranno le debite conclusioni". "La storia di Jo Song-gil e di sua figlia, rapita dall'intelligence nordcoreana in Italia, se confermata, sarebbe un caso di una gravità inaudita”, aveva invece sottolineato sui social il sottosegretario Di Stefano.“Quando avvenne una cosa simile, il caso Shalabayeva, andai direttamente in Kazakistan per incontrarla e capire cosa fosse accaduto e appurammo responsabilità dirette dell'allora Ministro dell'Interno Alfano. Chi ha responsabilità pagherà, statene certi", ha assicurato. Su Twitter anche la vicepresidente della Camera M5S, Maria Edera Spadoni, parla di “episodio gravissimo” e aggiunge: "Matteo Salvini venga a riferire in aula quanto prima". 

Data ultima modifica 20 febbraio 2019 ore 16:30

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