Migranti, continua l'odissea dei 49 a bordo di Sea Watch e Sea Eye. Unhcr: "Dare porto"

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L'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati chiede agli Stati Ue di garantire lo sbarco delle due navi: nella prima sono 32 le persone a bordo, salvate 10 giorni fa. La seconda ne ha invece accolte 17. "Il tempo stringe, il meteo peggiora", ammoniscono le due ong

L'Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, chiede agli Stati europei di offrire un porto sicuro e garantire lo sbarco alle due navi ong che trasportano 49 rifugiati e migranti, inclusi bambini piccoli, soccorsi nel Mediterraneo. Sono 32 le persone che si trovano a bordo della nave Sea Watch 3 da dieci giorni, ovvero dal 22 dicembre scorso, mentre altre 17 sono state salvate dalla Sea Eye il 29 dicembre. "Il tempo stringe. Per le prossime ore si prevede mare mosso ed è probabile che le condizioni a bordo delle due navi si deterioreranno", ammonisce l'Agenzia delle Nazioni Unite.

Comunicato congiunto delle due navi: "Meteo peggiora"

Anche Sea Watch e Sea Eye, in un comunicato congiunto, lanciano un nuovo appello per trovare una rapida soluzione: "Consapevoli dell'imminente peggioramento delle condizioni meteo e del mare, le nostre navi di soccorso hanno navigato verso nord e sono ora in attesa di sbarcare tutti i 49 ospiti in un porto sicuro europeo, che finora non è stato ancora assegnato", scrivono. "La legge del mare dice chiaramente che il tempo che le persone devono trascorrere in mare, dopo essere state tratte in salvo da una situazione di stress, deve essere ridotto al minimo", sostiene Jan Ribbeck, capo missione sulla nave di Sea-Eye. Per Albrecht Penck, un altro attivista, "è disumano e senza scrupoli che nessuno Stato europeo si assuma questa responsabilità. Solo in Germania, oltre 30 città hanno accettato di accogliere le persone".

Unhcr: "Negoziati solo dopo che naufraghi al sicuro a terra"

Nell'ultimo giorno del 2018, l'Unhcr esorta dunque gli Stati a offrire con urgenza porti sicuri per lo sbarco dei 49 migranti. "È richiesta una leadership decisa, in linea con i valori fondamentali di umanità e compassione" per portare a terra i 49 naufraghi, sottolinea Vincent Cochetel, inviato speciale dell'Unhcr per il Mediterraneo centrale. "I negoziati per determinare quali Stati li riceveranno successivamente devono intervenire solo dopo che i naufraghi saranno al sicuro a terra", ha aggiunto.

Nel 2018 oltre 2.240 migranti hanno perso la vita in mare

L'Unhcr ricorda che malgrado un significativo calo degli arrivi, nel 2018 oltre 2.240 migranti hanno perso la vita o sono scomparsi in mare tentando di raggiungere l'Europa attraversando il Mediterraneo. L'agenzia elogia le attività di ricerca e soccorso delle ong per prevenire che il bilancio delle vittime in mare potesse risultare di gran lunga superiore. Per il 2019, l'Unhcr ribadisce la necessità critica di porre fine ad un approccio "nave per nave" e per gli Stati di applicare un'intesa regionale che fornisca ai capitani delle navi chiarezza e prevedibilità su dove sbarcare rifugiati e migranti salvati nel Mediterraneo.

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