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Omicidio Khashoggi, Wp: "Anche una srl italiana nella cyber guerra saudita"

2' di lettura

La denuncia di David Ignatius del Washington Post: "In Arabia Saudita costruito un network di sorveglianza e di manipolazione dei social media per far avanzare l'agenda del principe e sopprimere i suoi nemici"

Ci sarebbe anche una società italiana, la milanese Hacking team, tra le aziende che hanno contribuito a potenziare l'arsenale cybernetico dei sauditi, in particolare del principe ereditario Mohammed bin Salman. Arsenale usato non solo contro i terroristi ma anche contro i dissidenti, tra cui c'era anche il giornalista Jamal Khashoggi, ucciso da agenti di Riad a Istanbul. Lo scrive David Ignatius, autorevole columnist del Washington Post, il quotidiano con cui collaborava Khashoggi.

L'ipotesi del Wp

Ignatius non fornisce prove del fatto che la srl italiana abbia effettivamente fornito al governo saudita il software per spiare e arrestare Khashoggi ma ricostruisce alcuni passaggi a sostegno di questa ipotesi. Figura centrale appare essere l'avvocato Saud al-Qathani, ex membro dell'aeronautica militare saudita e dirigente ambizioso alla corte reale di Riad, dove è responsabile del Center for Studies and Media Affairs. Lui e i suoi cyber colleghi hanno lavorato inizialmente con l'italiana Hacking Team, che ha come clienti circa 40 governi. Poi hanno acquistato prodotti realizzati da due compagnie israeliane - NSO Group e la sua affiliata, Q Cyber Technologies - e da una degli Emirati, la DarkMatter. Qahtani, scrive il Wp, ha costruito un network di sorveglianza e di manipolazione dei social media per far avanzare l'agenda del principe e sopprimere i suoi nemici.

I legami con Riad

L'intelligence saudita, ricorda il Wp, ottenne nel 2013 da Hacking team strumenti per penetrare iPhone e iPad, e due anni dopo voleva un accesso analogo ai telefonini con sistema Android, secondo documenti rivelati da Wikileaks nel 2015. Fu in quest'anno che al-Qathani cominciò a dimostrare la sua lealtà al favorito del re, Mohammed. E nel giugno del 2015 scrisse al capo di Hacking team chiedendogli la lista completa dei suoi servizi proponendogli "una lunga partnership strategica". Il rapporto tra la società milanese e Riad divenne così forte, è la tesi del Wp, che quando Hacking team incontrò difficoltà finanziarie dopo le rivelazioni di Wikileaks, si fecero avanti investitori sauditi. Una compagnia basata a Cipro, la Tablem Limited, guidata da un imprenditore della famiglia di Al-Qahtani, acquistò il 20% della Hacking Team nel 2016.

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