Brexit, ok dei 27 Paesi Ue al divorzio da Londra. May:"Voto a Westminster entro Natale"

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Theresa May, Jean-Claude Juncker e Michel Barnier (Ansa)

Voto alla Camera dei Comuni il 10 o l'11 dicembre. L'intesa dovrà essere ratificata anche dal Parlamento europeo.  Tusk: "Ora difficile percorso". Juncker: "Oggi giorno triste". La premier britannica scrive alla nazione e chiede sostegno

Nessuno esulta al termine dello storico vertice del Consiglio europeo che ha dato il via libera all'intesa raggiunta con la Gran Bretagna su Brexit. Il sentimento del summit lo riassume il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che definisce la Brexit "una tragedia" ma sottolinea che questo "è il miglior accordo possibile per la Gran Bretagna e per l'Europa". Juncker avverte anche che è "l'unico possibile", con un chiaro monito a coloro che "pensano di poter ottenere un accordo migliore respingendo l'attuale". Resteranno "delusi pochi istanti dopo la bocciatura", garantisce il presidente della Commissione, pensando con tutta evidenza al Parlamento britannico che è chiamato a votare la proposta entro fine anno, probabilmente il 10 o l’11 dicembre (LE PROSSIME TAPPE). Anche il Parlamento europeo dovrà ratificare l’intesa raggiunta al vertice dei 27. "Di fronte a noi c'è un difficile processo di ratifica", ma col Regno Unito "resteremo amici fino alla fine dei giorni, e anche un giorno di più", ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. 

Lo scoglio di Westminster

Ma è Westminster che rappresenta per la premier Theresa May lo scoglio principale. Al termine del vertice, la leader di Downing Street, che stamattina ha scritto "alla Nazione" chiedendo un sostegno, ha insistito sul bicchiere mezzo pieno. "È il miglior accordo possibile", ha ribadito, e ha aggiunto: "È mia intenzione spiegarlo al popolo britannico e al Parlamento che sarà chiamato a dicembre a uno dei voti più cruciali dell'anno".  Tra i punti positivi dell'intesa, secondo May, ci sono "il controllo dei confini e delle risorse, l'indipendenza dalla Corte di giustizia europea, la possibilità di autonomia nella pesca e nell'agricoltura, la stretta sulla circolazione delle persone e del patrimonio" (I PUNTI DELL'ACCORDO).

Le reazioni dei leader europei

Tutt'altro che ottimisti invece i leader degli altri Paesi Ue. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che ha la presidenza di turno dell'Ue, conferma la linea Juncker: "È importante che tutti nel Regno Unito siano consapevoli che questo risultato è il risultato. Non sarà certamente rinegoziato e non ci sarà più spazio di manovra". Il suo collega olandese Mark Rutte, si mostra più sentimentale: "Oggi non ci sono vincitori, abbiamo perso tutti ma dato il contesto è un risultato accettabile". La cancelliera tedesca Angela Merkel conferma i sentimenti contrastanti: "L'intesa è stata un pezzo di arte della diplomazia, questo è un summit storico ma è anche un giorno storico che evoca sentimenti misti. È tragico che la Gran Bretagna lascia l'Unione europea dopo 45 anni". Pragmatica l'osservazione del presidente francese Emmanuel Macron: "Brexit dimostra che la Ue è fragile e bisogna rifondarla". Il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte guarda già al futuro. "Possiamo essere contenti dell'accordo, c’è una qualche nota di tristezza ma siamo anche confidenti che quando si completerà questo percorso avremo un partenariato strategico privilegiato con il Regno Unito", ha dichiarato che rassicura i 600 mila italiani in Gran Bretagna, di aver "lavorato sempre per tutelare le persone e i gruppi più vulnerabili".

Gli attacchi dell’opposizione e dei falchi conservatori

Ieri si è raggiunto un compromesso su uno dei temi più spinosi, ovvero l'accordo tra la Spagna e l'Unione Europea su Gibilterra. Si è dato così il via libera all'intesa, formalizzata al vertice di oggi a Bruxelles. Ma il cammino della ratifica a Westminster si preannuncia in salita. Gli unionisti nordirlandesi, alleati del governo conservatore di Theresa May, hanno ribadito oggi il loro 'no' all'accordo e così pure alcuni Tory dell'ala dei falchi “brexiteers”. Gli attacchi arrivano anche dal fronte filo-europeo, con la first minister indipendentista della Scozia, Nicola Sturgeon, che sostiene che "quasi nulla è vero" di ciò che May "ha scritto nella lettera disperata" alla nazione. Di "accordo raffazzonato" parla poi alla Bbc l'ex premier laburista Tony Blair, che esprime "rispetto" per gli sforzi della May - "una persona ragionevole circondata da molte irragionevoli" - ma invita Westminster a non ratificarlo. "La Brexit renderà il Galles meno prospero", protesta a sua volta il capo del governo locale gallese, Carwyn Jones. "Questo è un cattivo accordo" per il Regno Unito, "è il fallimento di un negoziato in cui la premier ha passato più tempo alle prese con le liti nel suo partito che a lavorare per l'interesse nazionale, e il Labour voterà contro", ha sostenuto Keir Starmer, titolare della Brexit nel governo ombra di Jeremy Corbyn.

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