Aghi nelle fragole vendute nei supermercati in Australia: arrestata una donna di 50 anni

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La donna accusata ha 50 anni ed è la capo dei braccianti. E' imputata di 7 reati e rischia fino a 10 anni di carcere. Avrebbe agito per vendetta personale nei confronti dei datori di lavoro

Ha contaminato con aghi da cucito e spilli le fragole vendute nei supermercati in Australia. Secondo gli inquirenti avrebbe agito per vendetta contro i datori di lavoro: ora una donna australiana di 50 anni, a capo dei braccianti, rischia fino a 10 anni di carcere.

Fino a 10 anni di carcere

C'è dunque una svolta nel caso che da settembre ha spaventato il Paese, ha scatenato un'ondata di crimini emulatori e di falsi allarmi e ha messo in ginocchio un'industria di 620 coltivatori di fragole. La presunta responsabile della contaminazione della frutta è My Ut Trinh; aveva compiti di supervisione dei raccoglitori per la grande tenuta della Berry Obsession, in Queensland, e secondo la stampa locale aveva espresso lagnanze per le condizioni di lavoro cui era sottoposta e avrebbe confidato ad alcune persone la sua intenzione di far crollare gli affari dell'azienda. E' comparsa davanti a un tribunale di Brisbane imputata di sette reati di contaminazione di cibo, che comporta fino a tre anni di carcere, con una circostanza aggravante che porta la pena a un massimo di 10 anni.

Una portavoce della polizia del Queensland ha detto che l'arresto è il risultato di un'indagine particolarmente complessa, dopo la scoperta di aghi in fragole provenienti dalla stessa regione di coltivazione, appena a nord di Brisbane. Trinh è stata arrestata dopo che il suo Dna è stato trovato in un cestello di fragole in un supermercato vicino a Melbourne.

Il caso degli aghi nelle fragole

L'allarme era stato lanciato a settembre 2018 dopo il ritrovamento di aghi da cucito in alcune ceste di fragole del Queensland. Dopo le prime segnalazioni, il governo dello Stato australiano aveva offerto una taglia di 100mila dollari per ottenere informazioni che conducessero alla cattura dei responsabili. Intanto in tutto il Paese fioccavano le segnalazioni di altri cestini contaminati, complici anche crimini emulatori e falsi allarmi. Il ministero della Sanità australiano aveva chiesto ai consumatori di tagliare i frutti prima di consumarli. Ma le cautele non sono servite ad arginare il danno economico: la psicosi derivata dall'episodio ha messo in ginocchio l'industria dei coltivatori. "È stata una crisi amplificata dai social media e le sole vere vittime sono i coltivatori di fragole, e anche gli altri coltivatori ed esportatori di frutta", ha dichiarato in un comunicato l'Associazione dei coltivatori di fragole del Queensland ha accolto con soddisfazione l'arresto della donna. 

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