Battuto all’asta primo quadro dipinto da un’intelligenza artificiale

L'opera creata da un software e battuta all'asta a New York (Twitter/Christie's)
2' di lettura

L'opera "Edmond de Belamy" ha superato ogni aspettativa: aggiudicato da Christie's a New York per più di 430mila dollari

Da Christie's a New York è stato battuto all'asta per la prima volta al mondo un ritratto nato da un algoritmo: intitolato “Edmond de Belamy”, è stato creato da un collettivo francese ed è stato venduto a un prezzo che supera di oltre quaranta volte le stime fatte dalla casa d'aste.  

L'asta e il prezzo del quadro

Le stime, che si aggiravano intorno ai 10mila dollari, sono state complicate dal fatto che si trattasse della prima opera concepita da un'intelligenza artificiale a essere battuta in un'asta, come ha sottolineato Christie's. Il compratore, il cui nome non è stato reso noto, si è alla fine aggiudicato l'opera con 432.500 dollari (pari a circa 381mila euro). Per fare un paragone: il doppio di quanto incassato per una stampa di Andy Warhol e un bronzo di Roy Lichtenstein messi insieme. Altre due persone hanno contribuito a raggiungere questa cifra, rilanciando più volte: una online dalla Francia, l'altra presente in sala a New York.

L'opera e il collettivo francese

Come ricorda il quotidiano "Le Monde", il quadro è opera del collettivo francese Obvious: un ingegnere, un imprenditore e un aspirante artista, tutti laureati e under 30. La tela - che, complice anche la cornice dorata, ricorda un ritratto del XVIII secolo - non è dipinta ma stampata con un getto d'inchiostro sul modello di un'immagine digitale. La faccia è offuscata e non finita, e in basso a destra c'è la "firma" della macchina: una formula matematica. A produrre il quadro è stato un software basato su un algoritmo sviluppato dal ricercatore Ian Goodfellow (Belamy è di fatto la traduzione del suo cognome). "Ispirazione" per l'intelligenza artificiale è stato un database di 15mila ritratti classici datati tra il XIV e il XX secolo. Oltre a quest'opera, ne esistono altre dieci: i componenti della "famiglia Belamy", appunto. Il collettivo ha spiegato di aver intrapreso il progetto con l'obiettivo di democratizzare la creazione artistica attraverso la tecnologia.

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