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Furia e sospetti alla Casa Bianca, Trump alle ricerca della 'talpa'

1' di lettura

Un Presidente furioso, un clima di intrighi e sospetti che arriva fin dentro allo Studio ovale: cosa è accaduto e cosa potrà accadere alla Casa Bianca dopo queste ultime 48 ore di fuoco.

Tradimento? Donald Trump non ha dubbi e bolla così l'editoriale anonimo uscito sul New York Times in cui un membro dell'amministrazione rivela ulteriori inquietanti retroscena della Casa Bianca e del suo inquilino parlando di una “resistenza silenziosa” che i funzionari stanno portando avanti per frenare quelli che l'autore definisce “i comportamenti amorali, inadeguati, gretti e divisivi” del Presidente. Non solo, nell'articolo che si chiude con un elogio allo scomparso John McCain, si sottolinea che Trump non porti avanti i veri valori repubblicani dal libero mercato, allo Stato di diritto tanto che i successi ottenuti dall'amministrazione fino ad ora dalla riforma fiscale alla deregolamentazione sarebbero stati raggiunti non grazie al Presidente, ma nonostante il Presidente. Parole incendiarie che vanno ad aggiungersi alle rivelazioni degli ultimi giorni contenute nell'ultimo lavoro di uno dei due cronisti simbolo del Watergate Bob Wodward in uscita la prossima settimana negli Stati Uniti. Il libro si intitola: “Paura - Trump alla Casa Bianca”.  «L’idea me l’ha data inconsciamente lo stesso Trump» ha spiegato Woodward raccontando di quando in un’intervista due anni fa l’allora candidato repubblicano gli spiegò che: «la paura è il vero potere». Per questo libro di quasi 500 pagine, Woodward ha raccolto centinaia di ore di registrazioni anche se la maggior parte delle fonti resta anonima considerando che alcune delle persone che hanno deciso di parlare con Woodward lavorerebbero ancora alla Casa Bianca. Il ritratto che ne esce è drammatico: una Casa Bianca nel caos con i collaboratori più stretti del Presidente esasperati dal suo egocentrismo e dalla sua sconsideratezza. Nel libro si racconta di Trump che ordina al Ministro della difesa, il Generale Mattis di uccidere il presidente siriano Bashar Al Assad e lui che decide di ignorare l'ordine, lo stesso Mattis avrebbe confidato ai suoi collaboratori che per farsi capire bisogna parlargli come ad un bambino delle elementari. Il suo capo di gabinetto, John Kelly, secondo il racconto di Woodward, bolla sistematicamente Trump come un idiota; l'ex consigliere economico Gary Cohn gli avrebbe invece sfilato di nascosto i documenti dalla scrivania per evitare che venissero firmati decreti controversi come il ritiro dagli accordi di libero scambio con la Corea del Sud. «L'ho fatto per proteggere gli interessi nazionali» avrebbe confidato Cohn uno dei pochi a non aver ancora smentito le sue presunte dichiarazioni dopo l'uscita delle prime indiscrezioni, forse anche perché Cohn ha lasciato il suo incarico dopo l’approvazione della riforma fiscale. Non può dirsi lo stesso di altre personalità di spicco dell’amministrazione citate da Woodward che non a caso in queste ore stanno anche prendendo le distanze dall’editoriale anonimo spuntato sul New York Times, persino la First Lady Melania ha sentito il bisogno di intervenire in difesa del marito definendo l’autore dell’articolo un codardo che «non sta proteggendo il paese, ma lo sta sabotando» e si unisce all’appello del Presidente affinché il New York Times riveli l’identità dell’autore. Cosa che non accadrà come spiegato dallo stesso caporedattore della sezione degli editoriali del quotidiano Jim Dao che ha rimarcato come, anche se non sia loro abitudine, è già successo in passato che il giornale per tutelare gli autori abbia pubblicato dei pezzi non firmati portando ad esempio l’articolo di un richiedente asilo di El Salvador uscito lo scorso giugno. Certo l’anonimità delle fonti apre ad una serie di speculazioni anche nel libro di Woodward, un veterano del giornalismo che pur avendo alle spalle due Pulitzer ha anche commesso dei passi falsi nella sua lunga carriera come quando appoggiò inizialmente la tesi dell’amministrazione Bush sull’esistenza di armi di distruzioni di massa in Iraq, ma rimane difficile mettere in dubbio la sua correttezza, riconosciuta in un colloquio telefonico dallo stesso Trump, così come, nonostante la campagna evidente per qualsiasi lettore imparziale che il New York Times sta portando avanti ormai da due anni contro questo Presidente, privilegiando una narrativa negativa sull’amministrazione, la sua tradizione e la sua storia impongono comunque al quotidiano di fare tutte le opportune verifiche prima di pubblicare un pezzo così dirompente, non è un caso che Trump pur continuando a scagliarsi contro il giornale abbia preso molto seriamente la vicenda, iniziando una vera e propria ‘caccia alla talpa’ nella Casa Bianca. La sua vecchia assistente, anche lei autrice di un libro contro di lui, Omarosa Manigault Newman nelle ultime ore sta lanciando i sospetti sull’ufficio del Vice Presidente Mike Pence, mentre Trump si sta facendo portare ad una ad una tutte le dichiarazioni e le smentite arrivate sulla questione alla ricerca di un qualche anello mancante anche se ad una rapida occhiata quello che sembra mancare terribilmente dopo queste 48 ore di fuoco è anzitutto la fiducia. L’impressione è che la Casa Bianca sia ormai quasi una corte medicea, racchiusa nella morsa di intrighi, sospetti e congiure, un clima che, nonostante i risultati indubbi raggiunti sul fronte economico e dell’occupazione da questa amministrazione, rende il futuro incerto perché il vero potere potrà forse risiedere nella ‘paura’, ma difficilmente può essere gestito nel caos e nell’isolamento.

 

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