L’ebola torna a far paura: 50 morti nella nuova epidemia in Congo

Persone si lavano le mani al confine tra Congo e Uganda, seguendo le istruzioni contro il rischio di trasmissione del virus emesse dalle autorità sanitarie (Getty Images)
2' di lettura

Nel Kivu Nord, al confine con l'Uganda, sono già 91 i casi accertati. La preoccupazione dell'Oms: prima epidemia in una zona di conflitto densamente popolata e difficilmente raggiungibile

Si aggrava, nell'est della Repubblica democratica del Congo, il bilancio dell'epidemia di ebola: scoppiata a inizio agosto nella provincia del Kivu Nord, ha già causato 50 morti e un totale di 91 casi segnalati.

I casi di ebola e le vittime

A dirlo è l'ultimo bollettino emesso dal ministero della Salute congolese, lunedì 20 agosto. Secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, potrebbero però essere circa duemila i contatti a rischio nella provincia al confine con Uganda e Ruanda, dove alcune zone sono difficilmente raggiungibili a causa della presenza delle milizie armate. La maggior parte dei decessi sono stati causati dalla febbre emorragica – 39 in totale secondo LeMonde – scoppiata nel villaggio agricolo di Mangina, 30 chilometri a sud-ovest di Beni, il centro dal quale l'epidemia è partita e dove si ha notizia di un caso di guarigione che ha interessato una ragazzina di 13 anni. L'Unicef, in un comunicato pubblicato venerdì scorso, ha fatto sapere di aver identificato già 53 bambini orfani a causa del virus.

Prima epidemia in zona di conflitto

Intanto prosegue la campagna di vaccinazione, che ha interessato quasi 900 persone tra operatori sanitari e altre persone venute a contatto con i malati. "Non sappiamo se abbiamo identificato tutte le catene di trasmissione – spiega l'Oms – ci aspettiamo di vedere più casi come risultato di infezioni pregresse che si manifestano. Lo scenario peggiore è avere dei 'punti ciechi' dove l'epidemia può procedere senza che noi ne sappiamo nulla". Come ricorda "Le Monde", il Congo è stato colpito da dieci epidemie di ebola dal 1976 ad oggi, ma è la prima volta che il virus dilaga in una zona di conflitto densamente popolata, caratterizzata da grandi spostamenti. Il Kivu Nord, infatti, vive sotto la minaccia costante delle ADF (Allied Defense Forces) ugandesi, dal 2004 responsabili del massacro di centinaia di civili e altre violenze, e della conseguente fuga di migliaia di persone.  

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