Elezioni in Mali, il 29 luglio al voto per scegliere nuovo presidente

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In un Paese in stato di emergenza da quasi 4 anni, a causa di un'insurrezione jihadista e di scontri etnici tra tuareg e fulani, circa 8,5 milioni di elettori dovranno scegliere tra 24 candidati. I favoriti sono l’uscente Keita e il capo dell’opposizione Cissé

Domenica 29 luglio si terranno le elezioni presidenziali in Mali. I circa 8,5 milioni di cittadini che si sono registrati per il voto dovranno scegliere tra ben 24 candidati, con il presidente in carica, Ibrahim Boubacar Keita, e il leader dell'opposizione, Soumaila Cissé, considerati in netto vantaggio sugli altri contendenti. Nel caso in cui nessuno dei candidati raggiunga il 50% delle preferenze sarà organizzato un ballottaggio il 12 agosto tra i due più votati. Le elezioni del 29 luglio sono considerate cruciali dalla comunità internazionale per il ritorno alla stabilità. La speranza è, infatti, che il voto possa essere funzionale al rafforzamento dell'accordo di pace del 2015 tra il governo di Bamako e i principali gruppi ribelli armati, mettendo fine allo stato di emergenza che dura nel Paese da quasi quattro anni.

Ventiquattro candidati, una sola donna

Il Mali è un Paese dell'Africa occidentale senza sbocco sul mare che ospita circa 19 milioni di persone. Di queste oltre il 60% ha meno di 25 anni e per la prima volta parteciperà alle elezioni di un presidente. Il nuovo capo di Stato avrà il gravoso compito di affrontare il crescente malcontento dovuto alla crisi economica e alle violenze ancora in corso nel Paese, in particolar modo nel Nord. In questi anni, infatti, il Mali è stato teatro di un'insurrezione jihadista e di scontri etnici tra civili tuareg e fulani. Secondo i sondaggi, il 73enne presidente in carica, Ibrahim Boubacar Keita, sostenuto dal Raggruppamento per il Mali, (Rpm), potrebbe conquistare al primo turno la riconferma anche se dovrà guardarsi dal suo principale avversario, il capofila dell'opposizione, Soumaila Cissé. Quest’ultimo, 68enne ex ministro delle Finanze, è il leader del partito dell'Unione per la repubblica e la democrazia (Urd), e aveva già sfidato Keita nel 2013 quando è stato sconfitto al ballottaggio. In corsa ci sono anche altri 22 candidati, tra cui l'ex premier Cheick Modibo Diarra e il leader religioso Harouna Sangare. L’ unica donna che corre per la carica è l’imprenditrice Djeneba N'Diaye che in campagna elettorale, oltre ad aver messo la sicurezza tra le sue priorità, ha dichiarato che si batterà per l’istituzione di quote rosa: "Le donne devono avere per legge almeno il 40% degli incarichi pubblici - ha detto la candidata presidente - e convincere i mariti a fare la pace, premessa per ogni sviluppo".

Il colpo di Stato e il ritorno alla democrazia nel 2013

Il nodo della sicurezza e dell'unità nazionale è un tema presente nella campagna elettorale di tutti i candidati. Il Paese, infatti, dopo il colpo di Stato che ha rimosso l’allora presidente Amadou Toumani Toure, è caduto nel caos con i ribelli, anche di matrice jihadista, che hanno preso il controllo di buona parte della zona settentrionale. La situazione è migliorata nel 2013, quando l'avanzata delle formazioni islamiste è stata bloccata dall'intervento militare a guida francese che ha posto le basi per il ritorno alla democrazia con le elezioni del 28 luglio dello stesso anno. Da allora il Mali ha registrato una robusta crescita economica, nonostante rimanga tra i Paesi più poveri del mondo anche a causa dell’incapacità di far rendere al meglio le materie prime di cui è ricchissimo (il Mali è il terzo produttore di oro in Africa).

Due giorni di ferie per ritiro delle tessere elettorali

Per incentivare i cittadini a votare e allontanare le accuse di brogli alle prossime elezioni, il governo la scorsa settimana ha garantito alla popolazione due giorni di ferie per permettere a chi non lo avesse già fatto il ritiro della propria tessera elettorale. A inizio luglio, l'ex ministro italiano Cecile Kyenge, capo osservatore della missione di osservazione elettorale dell'Unione europea in Mali, si era detta "preoccupata per il ritmo di distribuzione delle tessere a sole due settimane dalle elezioni", dicendosi però "persuasa della buona volontà del governo". In generale, il 29 luglio, i maliani potranno votare in 23.041 seggi, distribuiti in tutto il Paese, dalle 8 alle 18 locali.

Attuazione del trattato di pace firmato nel 2015

La comunità internazionale, compresa la missione delle Nazioni Unite in Mali (Minusma) e le truppe francesi dell'operazione Barkhane, si aspetta che l’elezione del nuovo presidente permetta un’attuazione piena del trattato di pace firmato nel 2015, che finora non è stato rispettato del tutto, con attacchi jihadisti che si sono moltiplicati negli ultimi mesi. Basti pensare che, secondo le Nazioni Unite, da gennaio 2018, almeno 289 civili sono rimasti uccisi in 99 scontri etnici avvenuti nel Paese.

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