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Femen, chi era Oksana Shachko: dai rapimenti all'esilio a Parigi

Oksana Shachko era tra le tre attiviste fondatrici delle Femen (Getty Images)
3' di lettura

La fondazione del movimento femminista insieme ad altre due compagne nel 2008, le proteste, l'arresto a Mosca e l'esilio in Francia, fino alla passione per la pittura. Ecco chi era l'attivista trovata morta a Parigi

Coraggiosa e vulnerabile. Sono i due aggettivi che vengono utilizzati per descrivere Oksana Shachko da chi la conosceva bene. È la descrizione che ne fa l'attivista Anna Goutsol, con lei fondatrice del movimento femminista Femen, nel post su Facebook con il quale ha annunciato la morte della compagna di proteste e amica.

Fondatrice del movimento

Nata il 31 gennaio del 1987 a Chmel'nyc'kyj, in Ucraina, era una delle tre attiviste che nel 2008 avevano fondato proprio in Ucraina il movimento diventato poi famoso in tutto il mondo per le sue azioni contro sessismo e discriminazioni. Azioni riprese dai media a livello globale, nelle quali le attiviste protestano in topless, spesso affrontando faccia a faccia anche capi di Stato e leader mondiali.

Putin e Le Pen principali nemici

Il gruppo ha fatto velocemente proseliti e si è allargato ad altri Paesi, ampliando anche il raggio delle proteste, condotte tutte sotto lo slogan "sono venuta, mi sono spogliata e ho vinto". Sono numerose le azioni condotte in Paesi europei come Spagna, Francia e Italia, dove alle elezioni dello scorso 4 marzo un'attivista ha preso di mira Silvio Berlusconi mentre l'ex premier si trovava al suo seggio elettorale. Sin dalle origini del movimento Oksana e le altre fondatrici hanno individuato nel presidente russo Vladimir Putin e nel partito di estrema destra francese France National, guidato da Marine Le Pen i principali nemici del movimenti. Negli scorsi anni le Femen sono comparse anche in Belgio e in Vaticano.

Rapita in Bielorussia e Ucraina

Nel 2011 Oksana, secondo quanto riferito dalle sue compagne, è stata tra le tre attiviste prelevate dai servizi di sicurezza e costrette a spogliarsi in una foresta, dopo aver inscenato una protesta contro il leader bielorusso Alexander Lukashenko. Gli agenti avrebbero versato benzina sulle ragazze, minacciando di dar loro fuoco. Secondo le Femen, Oksana era stata rapita anche un'altra volta da aggressori ignoti, durante una visita di Putin in Ucraina. Secondo i racconti sarebbe stata picchiata duramente, tanto da finire in ospedale.

L'asilo in Francia e la pittura

Nel 2012, Oksana era stata arrestata a Mosca per teppismo nel seggio elettorale, dove poco prima si era recato a votare per le presidenziali Vladimir Putin. Lei e altre due attiviste si erano spogliate fino alla vita e avevano iniziato a urlare slogan politici. Tutte le ragazze sono poi state arrestate e deportate in Ucraina. Nel 2013 Oksana aveva ottenuto asilo politico in Francia e aveva lasciato il gruppo, continuando a lavorare in modo autonomo come pittrice. Ma c'era qualcosa che la tormentava. Una conoscente avrebbe riferito che nel corso degli ultimi due anni aveva provato a togliersi la vita già due volte. Ora Oksana non c'è più.

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