Il '68, noi c'eravamo: lo speciale, venerdì su Sky TG24

Mondo

Moreno Marinozzi

Un viaggio alla riscoperta dei mesi che hanno rivoluzionato l'Italia e il resto d'Europa e dell'eredità culturale e sociale che hanno lasciato. (L'INTEGRALE)

Cinquant'anni dopo, raccontare quei mesi ad un ragazzo di diciotto anni: ecco cosa è, per noi, parlare del '68 oggi. "50 più 18 in effetti fa 68" ci siamo detti io e Max Giannantoni, scherzando ma non troppo, mentre iniziavamo a lavorare al progetto.

Il punto di vista dei giovani

Allergici come siamo agli anniversari e alla retorica, abbiamo pensato che l’unico modo per tornare sul Sessantotto fosse quello di mettersi dal punto di vista dei giovani. "Cosa accadde in quelle settimane, in Italia e nel resto d'Europa? Cosa ci ha lasciato, quali eredità a livello sociale e culturale? Cosa fu il movimento, un fuoco di paglia o un lampo di vitalità?". Per rispondere a queste domande avevamo bisogno di loro, dei protagonisti e di farli parlare, per una volta non senza autocritica. (L'INTEGRALE)

Occupazioni e protesta

Siamo tornati, allora, con Mario Capanna nella Cattolica di Milano, a ricordare l'occupazione dell'università e come quella prima scintilla di rivolta venne vissuta dal compassato e ordinato mondo accademico italiano di allora. Abbiamo incontrato Toni Negri per farci spiegare come avvenne la fusione tra protesta studentesca e le lotte operaie e perché "Il '68 in Italia è cominciato un anno prima che altrove ed è durato dieci anni".

Lidia Ravera ci ha raccontato la sua prima volta in piazza, in una manifestazione contro la guerra del Vietnam e, soprattutto, perché il '68 ha significato l’inizio del femminismo in Italia: "Prima di allora, noi donne uscivamo dalla casa del padre per andare direttamente in quella del marito".  Il regista premio Oscar Bernardo Bertolucci ci ha fatti entrare nel suo "sogno ad occhi aperti", vissuto tra le manifestazioni di Roma e gli echi del maggio francese. E a Parigi siamo andati anche a raccogliere la testimonianza, originale e divertente, del pittore che creò i manifesti del movimento. "Pensavo di entrare in un luogo accademico, serio e rigoroso…all'università di Nanterre ho trovato la follia", ci ha detto Gérard Fromanger. Siamo ripartiti alla volta di Roma e a Pisa, e ci siamo affidati ai ricordi di Paolo Pietrangeli e Paolo Brogi: gli scontri di Valle Giulia, le fabbriche occupate, i sogni e il risveglio.

Un nuovo Sessantotto è possibile?

Non sentirete la voce mia e di Max, in questo lavoro. Abbiamo scelto di mettere davanti a tutto le immagini e i suoni di quei mesi e di far parlare i protagonisti di allora. Il loro, però, non sarà un monologo: non mancheranno autocritiche, il bilancio non è affatto scontato. E il finale è ancora da scrivere, perché la nostra vera domanda è stata: un nuovo Sessantotto è possibile?

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