Golpe in Turchia, 84 ergastoli per gli scontri sul ponte del Bosforo

Un'immagine scattata durante il tentato golpe del 15 luglio 2016 (archivio ansa)
2' di lettura

Lo ha stabilito il Tribunale Penale di Istanbul contro alcuni degli imputati per i fatti che, nel 2016, provocarono la morte di 32 civili e 2 poliziotti. Tra questi c'erano il pubblicitario Erol Olcok e suo figlio Abdullah Tayyip

Un tribunale di Istanbul ha emesso 84 condanne all'ergastolo aggravato nei confronti di persone imputate di aver preso parte agli scontri armati sul ponte del Bosforo durante il tentativo di golpe del 2016. La sentenza è arrivata il 12 luglio, a tre giorni esatti dal secondo anniversario del tentato putsch.

Le condanne

Gli imputati erano accusati di aver partecipato alle attività eversive sul ponte del Bosforo nella capitale Istanbul - ora ribattezzato dei Martiri del 15 luglio – che provocarono, in totale, la morte di 32 civili e 2 poliziotti che stavano cercando di ostacolare i golpisti. Negli scontri che maturarono nel tentato golpe, preparato, secondo le autorità, dall'Organizzazione del Terrore Gülenista (FETÖ), persero la vita anche il famoso pubblicitario Erol Olcok e suo figlio Abdullah Tayyip Olcok. Secondo quanto riporta l'agenzia di stato Anadolu che cita una fonte anonima, il 12 luglio 133 sospetti detenuti in custodia sono stati ascoltati dai giudici della Corte Penale di Istanbul. Al termine dell'udienza, 72 degli imputati hanno ottenuto ergastoli aggravati per aver tentato di rovesciare l'ordine costituzionale, mentre altri 12 hanno ottenuto la stessa condanna per l'omicidio di Olcok e suo figlio.

La notte dell'attacco

Il tentativo di colpo di stato in Turchia avvenne il 15 luglio del 2016 quando soldati al servizio dell'opposizione clandestina al governo occuparono e sbarrarono il ponte dei martiri. Gli incidenti sul ponte del Bosforo, uno dei tre maggiori ponti della capitale, furono tra gli attacchi più letali attuati dalle forze golpiste. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan aveva da subito puntato il dito contro la FETÖ, che secondo le autorità sarebbe capeggiata da Fetullah Gulen, politologo e islamista turco, che vive negli Stati Uniti. Secondo le autorità turche Gulen, che attualmente è il maggior ricercato nel Paese con l'accusa di terrorismo, sarebbe dietro una lunga campagna per rovesciare lo stato costituito attraverso l'infiltrazione di propri elementi all'interno delle istituzioni, in particolare quelle militari, di polizia e giudiziarie. Il bilancio di quanto accaduto due anni fa è stato di circa 265 morti, oltre 2800 militari arrestati e più di 2700 giudici rimossi.

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