Guerra in Siria, storia di Anas: fuggito da Ghouta e accolto in Italia

6' di lettura

28 anni, ferito gravemente a una gamba, è scappato da una delle zone più martoriate dal conflitto. Salvato da un chirurgo a Bologna, qui ha trovato anche una casa. Ma tutti i pensieri sono per la sua famiglia costretta a vivere nelle cantine per difendersi dalle bombe 

“Io non ho pensieri. Vivo con la mia mente a Ghouta. Sono sempre attaccato al telefono per riuscire a sapere cosa è successo. Anche se ora vivo qui, a Bologna, con Luca e Cristina, la mia famiglia è lì”. Anas ha 28 anni. E’ fuggito dalla Siria 4 anni fa dopo esser stato gravemente ferito a una gamba. Sbarcato in Italia su un gommone nel 2015, dopo un lungo peregrinare in Europa in cerca di cure è arrivato a Bologna lo scorso ottobre e ha trovato la salvezza, grazie a un dottore dell’Ospedale Rizzoli, e una casa grazie a Refugees Welcome. E’ scappato da Ghouta, la zona più colpita dai bombardamenti degli ultimi mesi. Bombardamenti da cui cercano scampo i suoi familiari. Ogni giorno.

Vita sotto le bombe a Ghouta

“I miei familiari vivono ancora a Ghouta. Non vivono come le persone ma nelle cantine. Senza bagni. Senza niente”. I video, che riceve sul telefonino quando riesce ad avere un contatto con la sua famiglia, testimoniano una vita nei sotterranei in cerca di riparo. Ma le immagini che Anas conserva nel cellulare raccontano anche le perdite subite in questi sette anni di guerra. “Mio fratello è morto in un bombardamento russo. Nello stesso giorno è morta anche una zia. Mia sorella sta per arrivare in Italia, ha una bimba che ha bisogno di cure. Non è stata colpita ma ha paura dei bombardamenti. Se è sotto la doccia e sente un rumore scappa fuori. Non parla più con nessuno. Ha 8 anni” . 
Vittime e conseguenze di una guerra inaccettabile e incomprensibile. “Non riesco a non pensare al motivo di tutti questi bombardamenti sulla mia gente. Perché? Noi avevamo un problema con il nostro regime. Era un nostro problema. Cosa abbiamo fatto alla Russia e all’Iran? Cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo? E il mondo guarda immobile”. 

Prima della guerra

Una guerra che ha ridotto in macerie un Paese. “Eravamo una famiglia come tante. Unita. Tornavamo a casa dopo il lavoro - racconta Anas - Papà era un rappresentante di un'azienda alimentare. Due fratelli avevano un'officina meccanica. Io ero in falegnameria. Avevamo dei piccoli terreni. Non abbiamo più niente. Un chilo di farina costa 10 dollari”.
E non nasconde tutta la sua sofferenza per quella quotidianità che non esiste più. “Mi manca la mamma, mi mancano i miei amici. Alcuni sono morti durante la rivoluzione”.

La prigione e le torture

Anche Anas, come migliaia di alti giovani, aveva preso parte alle prime manifestazioni nel 2011. “Erano manifestazioni pacifiche. Chiedevamo libertà, diritti. Mi hanno catturato, sono stato in prigione per 5 mesi. Sono stato torturato. Ho ancora i segni delle scosse prese con la corrente. Mi hanno gettato l'acqua bollente sulla schiena. Catturavano i giovani per impaurire. Dopo il rilascio non ho più preso parte a niente”.

Il ferimento e la fuga

La fuga dalla Siria tre anni dopo l’inizio della guerra. “Sono fuggito nel 2014. Era molto difficile uscire da Ghouta. Ho deciso di scappare perché ero stato colpito in diverse zone del corpo e non c'erano ospedali. Sono uscito per fare delle commissioni e sono stato colpito da un cecchino. Per caso. Una pallottola mi è esplosa nella gamba e mi ha causato un'infezione che dovevo farmi curare”. Una fuga lunga e complicata. “C'erano dei bombardamenti e si poteva uscire solo dai tunnel. Ho fatto tutta la notte scappando. Era inverno, era freddo. Quando mi hanno detto che era ora di andare sono riuscito a salutare solo la mamma. Non ho avuto il tempo di prendere neanche un cambio”. Di quella notte Anas ricorda di aver attraversato le montagne per quattro ore con la paura di essere catturato. “Dovevamo arrivare prima del sorgere del sole. C’erano dei fari, quando si accendevano dovevamo gettarci in terra a pancia in giù e aspettare che si spegnessero. Erano dei fari del regime. Avevo dolore e la gamba infetta che sanguinava di continuo. Avevo paura di essere preso. Se mi avessero catturato sarebbe finito lì”.

In cerca di cure in Europa

Le prime cure Anas le ha ricevute in Libano. Poi in Algeria, in Tunisia, in Libia. Ma l'infezione alla gamba continuava a peggiorare. “Un medico che mi ha detto che sarei dovuto andare in Europa perché lì non c'erano le condizioni buone per l’intervento. Avrei perso la gamba”. Così Anas ha attraversato il mare dopo aver pagato 1800 dollari a degli scafisti ed è arrivato a Lampedusa. “Sono arrivato in Italia su un barcone. 300 persone in superficie e 200 sotto. Volevo solo curarmi. Mi hanno detto che in Svezia c'erano i dottori migliori e sono andato lì. Poi in Germania in una clinica a Bamberg. Tutti i referti della Germania dicevano che c'era un batterio non curabile e che la gamba doveva essere amputata”.

La salvezza a Bologna

A salvare la gamba di Anas è stato un dottore dell’ospedale Rizzoli di Bologna dove è arrivato accompagnato da Julia, una ragazza tedesca che vive a Milano e che lo ha aiutato. “Julia è diventata una mia amica. Questo piumone (che rappresenta un supereroe, ndr) è un regalo di fratellanza”. Anas non ricorda il nome del dottore ma con il sorriso non esita a definirlo “un idolo. Parlo di lui a tutti”. A quella gamba, che rischiava di essere amputata, Anas ha subito in tutto 28 interventi. “Si è accorciata di 5 cm”.

La speranza del ritorno in Siria

A Bologna Anas ha ritrovato anche una dimensione familiare .“Ho conosciuto una famiglia che fa parte di Refugees Welcome che mi ha accolto in casa. Siamo diventati una famiglia. Io gli voglio bene e loro me ne vogliono”. Ma nel suo futuro Anas vede la sua terra. “La guerra avrà una fine. Nessuna guerra dura all'infinito. I miei progetti mirano tutti in Siria. Voglio tornare tra la mia gente. La mia fede mi dice che questo momento difficile è come una nuvola nera. Che prima o poi passerà.”

*Traduzione dall'arabo di Hajiba Radouane e Alessia De Luca Tupputi

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