La stazione spaziale cinese è precipitata nell'Oceano Pacifico

3' di lettura

Il rientro sulla Terra alle 2:16 dopo 2375 giorni e 21 ore in orbita. Al momento non vengono segnalate particolari conseguenze. Dopo le iniziali paure, gli esperti avevano già escluso che potesse arrivare sull'Italia 

Dopo 2.375 giorni e 21 ore in orbita, la stazione spaziale cinese Tiangong 1 è rientrata nell'atmosfera terrestre alle 8,15 (ora di Pechino) ed è precipitata nel Pacifico meridionale senza provocare alcun danno. Lo ha riferito nella notte l'agenzia spaziale cinese Cmseo. La maggior parte della struttura è andata distrutta all'ingresso nell'atmosfera. La Protezione Civile italiana ha conseguentemente chiuso le attività del tavolo tecnico che ha seguito la vicenda.  Nessun rischio ne' conseguenze dunque per l'Italia. L'eventualità temuta che i detriti si abbattessero sul nostro Paese era stata praticamente azzerata già ieri sera dalla Protezione civile che, sulla base dei dati dell'Agenzia spaziale italiana, aveva ristretto il potenziale campo di atterraggio alla sola parte orientale dell'isola di Lampedusa. Lo splendido spettacolo - una sorta di pioggia di meteoriti nel cielo stellato - che era stato promesso dal governo di Pechino non c'è stato: la stazione spaziale è finita in una zona remota, lontana dagli occhi dei terrestri.

"Palazzo Celeste"

Il suo nome significa 'Palazzo celeste' e la sua storia è stata seguita da telescopi e radar di almeno 12 agenzie spaziali e centri di ricerca di tutto il mondo. Per giorni questo veicolo spaziale grande come un autobus e pesante quasi 8 tonnellate è diventato famoso anche in Italia: nonostante il rischio del rientro sul nostro Paese sia sempre stato molto basso, l'Italia centromeridionale rientrava nella vasta area a rischio compresa fra 43 gradi di latitudine Sud e 43 gradi di latitudine Nord. Soltanto nella tarda serata di ieri sono arrivati i dati che hanno permesso di escludere il rientro dei veicolo in caduta incontrollata sul nostro Paese.

 

L'area a rischio

L'area a rischio, inizialmente estesa dalle Americhe all'Oceania, aveva cominciato a restringersi dalle prime ore della mattina di Pasqua: all'inizio era stata esclusa l'America centrale e settentrionale, con gran parte dell'Australia, parte della Nuova Zelanda e il Madagascar. Qualche ora più tardi la fascia si era ulteriormente ristretta, con l'esclusione di Africa sud-orientale, India e Indocina. L'Italia continuava a rientrare nella fascia, sempre nella zona da Firenze in giù, ma con un rischio che gli esperti continuavano a indicare come molto basso. In serata le previsioni del Joint Space Operations Center (Jspoc) del Comando strategico degli Stati Uniti, punto di riferimento internazionale in questo campo, escludevano il nostro Paese dall'area di rischio e indicavano come punto più probabile per l'impatto l'Atlantico meridionale.

La caduta

Intorno all'1 del mattino italiane del 2 aprile è scattato il contro alla rovescia per il rientro, che sarebbe potuto avvenire in qualsiasi istante da allora fino alle 4:48. Come sempre accade nei casi di rientro incontrollato, la notizia che il 'Palazzo celeste' aveva concluso la sua corsa è arrivata oltre un'ora dopo l'impatto nell'atmosfera, avvenuto alle 2:16.
Rimbalzando negli strati più alti dell'atmosfera, in una delle sue ultime orbite la Tiangong 1 aveva sorvolato il Jiuquan Satellite Launch Center, la base spaziale dalla quale era stata lanciata il 30 settembre 2011. La sua vita operativa avrebbe dovuto essere breve, di appena due anni, invece nel 2013 la Cina decise di prolungarne l'attività, finché nel marzo 2016 perse i contatti con il veicolo spaziale e fu costretta a dichiararlo fuori controllo.

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