Trump: stop a dazi con Ue. Sanzioni per 60 miliardi contro Cina

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Il presidente Usa ha annunciato un’esenzione temporanea anche per Messico, Canada, Australia, Brasile, Argentina e Corea del Sud. Pechino chiede un accordo ma minaccia: "Replicheremo senza esitazione". Giù le Borse in tutto il mondo, Shanghai chiude a -3,39%

Donald Trump ha deciso di sospendere i dazi sull'import di acciaio ed alluminio che sarebbero dovuti entrare in vigore oggi  nei rapporti con l’Europa e con altri Paesi alleati degli Usa. Un’esenzione che tuttavia non riguarda Pechino, colpita da un pacchetto di ulteriori sanzioni per 60 miliardi di dollari su vari prodotti e da una restrizione degli investimenti nel settore tecnologico americano. La Cina, tramite il vice capo del dipartimento Trattati e Norme del ministero del Commercio Chen Fuli, ha detto che Pechino si oppone a una guerra commerciale, ma non ne ha paura: "Seguiremo da vicino gli sviluppi dell'indagine ex Section 301. Non appena gli Usa prenderanno le misure, la Cina replicherà senza esitazione". Intanto, dopo un avvio difficile, le Borse cinesi affondano: l'indice Composite di Shanghai chiude a -3,39%, a 3.152,76 punti, mentre quello di Shenzhen a-4,49% a quota 1.766,61.

La sospensione dei dazi

Trump, da parte sua, ha costretto il mondo a trattare con l'America: Bruxelles è riuscita a strappare una momentanea esenzione dai dazi dopo un lungo braccio di ferro, negoziati, minacce di ritorsioni e un ruolo di primo piano del presidente francese Emmanuel Macron, il leader europeo con cui il tycoon è più in sintonia. L'annuncio è arrivato dal rappresentante Usa per il Commercio internazionale Robert Lighthizer, che durante un'audizione parlamentare ha fornito la lista degli alleati ai quali gli Stati Uniti per il momento non applicheranno i dazi: oltre a Messico, Canada ed Australia, già anticipati nei giorni scorsi, Europa, Brasile, Argentina e Corea del Sud. Poi Trump ha confermato che gli Usa "hanno appena cominciato i negoziati con la Ue per abbassare le barriere commerciali".

Vertice Ue, Tusk: "Vogliamo esenzione permanente"

Intanto a Bruxelles si è svolto il vertice Ue per discutere della decisione di Trump: "Il Consiglio europeo deplora la decisione degli Usa di imporre dazi sull'importazione di acciaio e alluminio" in quanto "queste misure non possono essere giustificate sulla base della sicurezza nazionale", e "la protezione settoriale negli Usa è un rimedio inadatto ai reali problemi di sovraccapacità, su cui l'Ue ha già offerto agli Usa la sua piena cooperazione". Inoltre, scrive su Twitter il presidente del consiglio europeo Donald Tusk, "La Ue chiede l'esenzione permanente dai dazi Usa, e il Consiglio europeo ricorda l'impegno a forti relazioni transatlantiche come pietra angolare di sicurezza, prosperità per Ue e Usa, e la Ue sottolinea il sostegno al dialogo sulle questioni commerciali di mutuo interesse".

“Cina ci fa perdere migliaia di posti di lavoro”

La Cina, invece, viene punita per i suoi "furti" di segreti tecnologici e commerciali statunitensi e per le sue politiche considerate restrittive o sleali nei confronti delle aziende a stelle e strisce. Trump ha dichiarato che vede Pechino come "un amico" e che ha un "grandissimo rispetto per il presidente Xi", ma poi ha accusato il Paese di essere coinvolto in un "enorme furto di proprietà intellettuale" e di praticare misure restrittive verso le società Usa, costringendole a cedere il know how o facendo shopping in settori strategici chiave, come emerso da un'indagine di Lighthizer. Comportamenti, dice il tycoon, che fanno perdere "centinaia di miliardi di dollari alle nostre aziende" e "migliaia di posti di lavoro", influendo negativamente su un deficit commerciale di 800 miliardi di dollari, di cui 500 rappresentati dalla Cina. L’amministrazione Trump proporrà, quindi, di aumentare del 25% le tariffe su certi prodotti che sono sostenuti da Pechino con politiche industriali ritenute scorrette: i settori interessati includono l'aerospaziale, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, nonché i macchinari.

Pechino chiede a Trump un passo indietro

La risposta di Pechino a Trump arriva dal ministero del Commercio, che in una nota auspica un passo indietro degli Usa per evitare di colpire "seriamente" i rapporti bilaterali e l'interscambio globale. Inoltre, prosegue il documento, le misure all'import di prodotti statunitensi potrebbero essere adottate in due gruppi in mancanza di accordo, senza contare l'ipotesi di ricorso ad azioni legali in linea con le norme del Wto. Tra i prodotti Usa nel mirino, ci sono carne di maiale, frutta, tubi di acciaio, scarti in alluminio, vino ed etanolo, il cui valore è stimato in circa 3 miliardi di dollari complessivi nel 2017. I beni sarebbero divisi in due gruppi di cui uno sottoposto a dazi del 15%, alla stessa percentuale fissata dagli Usa sull'import di alluminio, e un secondo destinatario invece di un'aliquota al 25%, come nel caso delle misure per l'acciaio. L'approccio di Pechino resta morbido, ma in caso di inasprimento dei rapporti l'attenzione si potrebbe spostare sul settore agricolo, la prima voce dell'export Usa verso la Cina: nel 2016 gli Usa hanno spedito semi di soia verso la Cina per 14,2 miliardi di dollari.

Borse mondiali in calo

L’annuncio di Trump ha colpito anche le Borse della "Grande Cina": Le Borse cinesi affondano coi dazi Usa annunciati da Donald Trump: l'indice Composite di Shanghai chiude a -3,39%, a 3.152,76 punti, mentre quello di Shenzhen a -4,49% a quota 1.766,61. Ma dopo la decisione annunciata da Washington sono crollate anche Tokyo (-4,51%), Taiwan (-1,66%), Seul (-3,18%) e Sidney -1,96%). In forte calo anche Hong Kong (-3,11%), ancora aperta insieme a Mumbai (-1,36%).

Data ultima modifica 23 marzo 2018 ore 11:08

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