Bufera su Facebook, a picco in Borsa per scandalo Cambridge Analytica

8' di lettura

Quotazione crolla dopo le rivelazioni di Guardian e Nyt sui dati di 50 milioni di utenti del social che sarebbero stati usati in modo improrio dalla società di analisi. Ue: "Inaccettabile". L'authority britannica chiede mandato di perquisizione della sede

Facebook vive la sua giornata peggiore a Wall Street dal 24 settembre 2012. Il titolo della compagnia ha chiuso con il 6,8% di perdite per la bufera scoppiata sui dati di 50 milioni di utenti che sarebbero stati utilizzati impropriamente dalla società di analisi britannica Cambridge Analytica nella campagna presidenziale di Trump del 2016 e in quella per la Brexit. Pesano sul titolo le pressioni delle autorità americane e britanniche su Mark Zuckerberg affinché esca allo scoperto e dica quello che sapeva sulla vicenda. L'authority britannica per la protezione della privacy starebbe cercando di ottenere un mandato di perquisizione della sede della Cambridge Analytica. L'obiettivo sarebbe di cercare eventuali prove accedendo anche ai server della società.

Ricercatore che ha raccolto i dati "pronto a parlare"

Intanto, l'uomo che ha raccolto i dati si dice pronto a parlare. "Non sono una spia e sono pronto a parlare con l'Fbi e davanti al Congresso americano", afferma, secondo quanto riporta la Cnn, Aleksandr Kogan, l'accademico che attraverso l'app 'thisisyourdigitallife' ha raccolto le informazioni. Quelle informazioni sono state acquistate da Cambridge Analytica, la società di dati che avrebbe aiutato Donald Trump nelle elezioni del 2016, ma avrebbe giocato un ruolo importante anche nel voto sulla Brexit.

Il caso che accende i riflettori su Cambridge Analytica

Da inchieste del New York Times e del Guardian emerge che Cambridge Analytica avrebbe raccolto i dati personali di 50 milioni di elettori americani utenti di Facebook per sviluppare tecniche e software in grado di "profilarli" e di indicarli come destinatari di annunci politici su misura. I dati sarebbero stati usati per orientare l'opinione degli elettori nella campagna elettorale di Donald Trump durante le presidenziali americane nel 2016 e anche durante la campagna per la Brexit. Secondo il Guardian, Facebook aveva saputo già nel 2015 della raccolta impropria dei dati e dopo aver rimosso l'app aveva chiesto anche l'eliminazione dei dati, ottenendo su questo conferme dalle società coinvolte. Cosa che in realtà, stando a Facebook, non sarebbe mai avvenuta. Il 16 marzo Facebook ha deciso di oscurare Cambridge Analytica dalla sua piattaforma, affermando di essere stata ingannata dalla società che avrebbe violato le politiche di gestione dei dati degli utenti del social network.

Facebook assunse fondatore di società che raccolse i dati

Sul caso emergono anche nuovi dettagli. Secondo quanto riportato dal Guardian, per Facebook continuerebbe a lavorare regolarmente Joseph Chancellor, il cofondatore insieme ad Aleksandr Kogan della Global Science Research (Gsr), la società che attraverso l'app ha raccolto i dati degli utenti di Facebook vendendoli a Cambridge Analytica. Chancellor, secondo il quotidiano britannico, lavora per il colosso di Mark Zuckerberg come psicologo e ricercatore nella sede di Menlo Park, in California. Chancellor, scrive il Guardian, è stato assunto da Facebook nel novembre 2015 dopo aver lasciato la Gsr che aveva già venduto le informazioni raccolte su Facebook.

Bufera su presunte manipolazioni ai dati

Preoccupazioni per la presunta violazione dei dati personali di milioni di utenti del social arrivano da entrambe le sponde dell’Atlantico. Un portavoce di Theresa May, come riporta il Guardian, ha riferito che la premier è favorevole anche a un'indagine ad hoc dell'autorità di controllo britannica sull'informazione. Negli Usa il procuratore generale del Massachussetts ha annunciato che il suo ufficio aprirà un'indagine a riguardo. Due democratici del Congresso che stanno guidando le indagini sulle presunte interferenze russe nelle presidenziali del 2016 hanno chiesto che venga aperta un'inchiesta, aggiunge il New York Times.

Facebook sotto accusa per utilizzo dati a fini politici

Ue: "Violazione inaccettabile"

Ha preso posizione sulla vicenda anche il Parlamento europeo attraverso il suo presidente Antonio Tajani che ha definito l'utilizzo improprio dei dati degli utenti come una "violazione inaccettabile del diritto alla privacy". Tajani ha anche annunciato un'indagine sulla vicenda.

Vera Jourova, commissaria Ue della Giustizia, sottolinea che il caso, se confermato, sarebbe "orripilante". "I dati personali di 50 milioni di utenti Facebook potrebbero essere stati gestiti male e utilizzati per scopi politici in modo così facile", ha scritto su Twitter. "Non vogliamo questo in Europa". La commissaria tra l'altro è negli Usa per incontrare i responsabili della compagnia e i rappresentanti del governo Usa per discutere dell'applicazione dell'accordo Ue-Usa sulla protezione della privacy e delle nuove regole su internet e cloud. "Prenderemo tutte le misure legali possibili", ha aggiunto Jourova, "incluse regole più strette sulla protezione dei dati e un'applicazione più forte garantita" dalle nuove regole Ue sulla privacy che entreranno in vigore a maggio". La commissaria si aspetta "che le società assumano più responsabilità quando maneggiano i nostri dati personali" e su questo chiederà "ulteriori chiarimenti a Facebook per capire meglio questo problema". 

Analytica lavorò anche per un partito italiano

La vicenda di Cambridge Analytica sfiora anche l'Italia. La compagnia ha avuto anche un misterioso cliente nel mondo delle formazioni politiche italiane. Dal sito della società si apprende che nel 2012 Cambridge Analytica ha portato avanti "un progetto di ricerca" anche per conto di un partito italiano. La società non cita l'identità della formazione, limitandosi a definirla un partito che nel 2012 era "in via di rinascita" e che "ebbe i suoi ultimi successi negli anni '80". Per questo partito non meglio identificato, Cambridge Analytica "ha fatto una ricerca su membri e potenziali simpatizzanti, per sviluppare una strategia di riorganizzazione". Sempre secondo la società "la struttura organizzativa flessibile e moderna derivata dalle riforme suggerite ha permesso al partito di avere una performance superiore alle aspettative iniziali in un periodo di turbolenza nella politica italiana".

Le richieste di chiarimenti a Zuckerberg

Washington e Londra, dal canto loro, chiedono che Mark Zuckerberg compaia davanti alle apposite commissioni d'indagine per fornire la sua versione sul caso. Il colosso di Menlo Park ha intanto precisato che quanto avvenuto "non è un furto" di dati, ma una violazione delle sue regole sull'utilizzo delle informazioni personali degli utenti. Parlamentari e membri del governo britannici e americani chiedono però che Zuckerberg chiarisca quanto Facebook sapesse sull'utilizzo di questi dati per la profilazione degli utenti e per la creazione di spot pubblicitari politici mirati.

Il precedente

Il nome di Cambridge Analytica era già finito nelle cronache nell'ottobre del 2017, quando il fondatore di Wikileaks Julian Assange aveva detto di essere stato contattato dalla società di analisi e di aver respinto le sue richieste. L'obiettivo sarebbe stato quello di accedere alle email di Hillary Clinton. Una risposta negativa che però non avrebbe contribuito a dissipare i dubbi su una possibile collaborazione tra Assange e la compagnia britannica. Era stato il sito d'informazione The Daily Beast a parlare di un legame tra Assange e il ceo di Cambridge Analytica, Alexander Nix, per riuscire ad accedere alle email dell'account privato di Hillary Clinton. I sospetti su Wikileaks erano sorti anche perché nei mesi precedenti alle presidenziali americane, il sito aveva pubblicato prima le email sottratte all'organo direttivo del Partito democratico e poi la corrispondenza privata di John Podesta, il direttore della campagna di Clinton.

Data ultima modifica 19 marzo 2018 ore 23:30

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