Si dimette Cohn, consigliere economico di Trump. Era contrario ai dazi

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La Casa Bianca annuncia l’addio dell'ex banchiere di Goldman Sachs: durante una riunione avrebbe negato il sostegno al presidente riguardo ai dazi su acciaio e alluminio che il tycoon si appresta a varare. L’amministrazione valuta stretta su Pechino. Ue pronta a reagire

L’amministrazione Trump perde un altro pezzo: si è dimesso Gary Cohn, consigliere economico del presidente americano. Ad annunciare il passo indietro è stata la Casa Bianca. La decisione sarebbe maturata per la contrarietà espressa dell'ex banchiere di Goldman Sachs verso i dazi su acciaio e alluminio che il tycoon si appresta a varare.

Il no a Trump

Ore prima che le sue dimissioni venissero annunciate, secondo le ricostruzioni dei media Usa, Cohn avrebbe detto “No” a Donald Trump. Il presidente, scrivono i giornali, in una riunione nella West Wing gli aveva chiesto il sostegno al piano sui dazi. Dopo il rifiuto, l’ex banchiere di Goldman Sachs avrebbe deciso l’addio. Cohn, architetto principale del taglio delle tasse fortemente voluto dal tycoon, guidava all'interno dello staff presidenziale l'ala globalista, quella contraria alla stretta generalizzata sulle importazioni alzando in maniera indiscriminata dazi e tariffe. Alla fine, però, Cohn ha perso il braccio di ferro con i “falchi” come il consigliere per le politiche commerciali di Trump, Peter Navarro. L’annuncio delle dimissioni potrebbe non piacere a Wall Street. Cohn, infatti, era visto come una garanzia all'interno della spesso caotica situazione che caratterizza la Casa Bianca.

Stretta su Pechino

L'amministrazione Trump, intanto, starebbe considerando una stretta senza precedenti sugli investimenti di Pechino negli Stati Uniti e l'imposizione di dazi su una larga fetta delle importazioni dalla Cina. L'obiettivo sarebbe quello di punire il Paese guidato da Xi Jinping, accusato di furto sul fronte dei diritti di proprietà intellettuale. A riportarlo è l'agenzia Bloomberg, che cita fonti vicine al dossier.

Lo scontro con l’Ue

I rapporti, al momento, non sono migliori tra Stati Uniti ed Europa, con toni che sembrano già da guerra commerciale. Mentre si attende il piano con cui Bruxelles intende contrastare i dazi su acciaio e alluminio annunciati da Trump, il presidente americano rende ancor più rovente il clima: “La Ue è stata particolarmente dura con gli Stati Uniti. Hanno reso impossibile vendere lì alcuni nostri prodotti come le automobili. Una situazione molto ingiusta. Questo non accadrà mai più”. Il segretario al tesoro americano, Steven Mnuchin, assicura che gli Usa non cercano il muro contro muro. Ma il presidente insiste: “A volte le guerre commerciali non sono così male. Metteremo i dazi su acciaio e alluminio, non abbiamo altra scelta per proteggere i nostri lavoratori e le nostre imprese”. La firma della stretta di Trump è attesa entro la settimana.

Il piano di Bruxelles

Bruxelles si prepara a rispondere con misure che rappresentano una vera e propria ritorsione. Sul tavolo della Commissione Ue c'è una lista di prodotti “made in Usa” da colpire, per un totale di 2,8 miliardi di euro, ossia tanto quanto i preannunciati dazi Usa al 25% e 10% impatterebbero sull'acciaio e alluminio europeo. La volontà europea è di ottenere il massimo impatto non solo economico ma anche politico, a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, quando verrà rinnovata gran parte del Congresso. Si punta a penalizzare le importazioni di iconici brand come Levi's o Harley Davidson, passando per il Bourbon. In particolare, secondo le indiscrezioni, i dazi Ue colpiranno tre settori: agroalimentare, acciaio e altro, ognuno per circa un terzo del valore. Pronti anche una clausola di salvaguardia, nel caso l'acciaio Usa a basso costo invada il mercato Ue, e un ricorso davanti all'Organizzazione mondiale del commercio, su cui l'Ue si sta coordinando con altri Paesi come il Canada. Le misure Ue, però, scatteranno solo se gli Usa faranno scattare le loro.

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