Sudafrica, Zuma si dimette: Ramaphosa nuovo presidente

Cyril Ramaphosa, 63 anni, al termine della sua elezione alla carica di presidente del Sudafrica (Getty Images)
5' di lettura

Il numero due dell'African National Congress subentra per acclamazione al leader 75enne che lascia dopo 9 anni di governo, in seguito a numerosi scandali di corruzione e conflitti d'interesse

Cyril Ramaphosa è il nuovo presidente del Sudafrica. Il 65enne leader dell'African National Congress è stato eletto per acclamazione dal Parlamento in seduta straordinaria, poche ore dopo le dimissioni del controverso Jacob Zuma, travolto da numerosi scandali.

L'ok della Corte Costituzionale

"Ramaphosa è debitamente eletto presidente", ha annunciato il presidente della Corte costituzionale tra gli applausi dell'aula. Dopo settimane di pressioni politiche e una lunga battaglia con il suo African National Congress, mercoledì sera Zuma aveva lasciato, aprendo la strada alla successione. Il 14 febbraio Zuma aveva annunciato le sue dimissioni dalla presidenza dopo 9 anni di governo. Lo storico leader dell'African National Congress, il partito che fu di Nelson Mandela, sarà sostituito da Ramaphosa fino alle elezioni del 2019. Le dimissioni di Jacob Zuma sono arrivate a 24 ore dalla votazione (inizialmente prevista per oggi) sulla mozione di sfiducia a suo carico da parte del Parlamento. 

L'addio di Zuma

Da settimane ormai il presidente uscente era sotto pressione per le richieste di un suo allontanamento dalla carica in seguito ai numerosi scandali di corruzioni e traffico d'influenze che lo hanno coinvolto in prima persona. In un discorso alla nazione, Zuma ha affermato: "Io non ho paura della sfiducia o dell'impeachment, continuerò a servire il popolo del Sudafrica e l'Anc”. Negli ultimi giorni il presidente uscente, che sarà sostituito fino alle elezioni dell'aprile 2019 dal vice Cyril Ramaphosa, era arrivato a sfidare anche il suo stesso partito, portandolo a votare compatto per le sue dimissioni. "Non si deve perdere nessuna vita in mio nome - ha aggiunto nel suo discorso Zuma - l'Anc non deve essere diviso a causa mia, per questo ho deciso di dimettermi dalla presidenza della Repubblica con effetto immediato". La decisione del leader è arrivata dopo che il 13 febbraio l'Anc aveva annunciato che avrebbe votato a favore di una mozione di sfiducia presentata dall'opposizione.

Le accuse di corruzione e la famiglia Gupta

La posizione politica di Jacob Zuma si è offuscata alcuni mesi fa, dopo che il presidente uscente è stato formalmente accusato di corruzione da parte dei giudici sudafricani. Legati a doppio filo ai maggiori scandali di corruzione e traffico d'influenze che hanno coinvolto Zuma, ci sono i tre fratelli: Ajay, Atul e Rajesh Gupta, esponenti di spicco della controversa famiglia di origine indiana colpita nelle ultime ore da provvedimenti delle autorità. Il cosiddetto clan Gupta è stato più volte accusato di sfruttare l'amicizia personale decennale col presidente Zuma, quindi il suo potere politico, per espandere il proprio business in Sudafrica. Tra le ombre che hanno accompagnato i rapporti tra Zuma e i Gupta c'è quello sui tre familiari dell'ex presidente (il figlio, la figlia e una delle mogli) assunti in diverse imprese della famiglia indiana. Poi le accuse di corruzione come quella avanzata, nel 2016, dall'ex ministro della Finanze, Mcebisi Jonas, che aveva pubblicamente accusato i Gupta di avergli offerto 50 milioni di dollari se, durante il suo mandato, avesse fatto i loro interessi. Zuma e i Gupta sono anche accusati di collusione rispetto alle prove di un rapporto stilato nel 2017 dal difensore civico del Sudafrica, che avrebbe scoperto sulla base di più di 100mila email, prove di appalti truccati. Ancor prima, nel 2013, un altro scandalo maturò attorno alla vicenda dell'atterraggio di un Airbus A330 - noleggiato dai Gupta per trasportare ospiti di un matrimonio - alla base militare Waterkloof, vicino a Pretoria, di solito utilizzata per le visite di capi di stato e delegazioni diplomatiche.

Gli arresti nelle proprietà dei Gupta

Il 14 febbraio l'unità criminale della polizia sudafricana ha annunciato di aver eseguito tre arresti e numerose perquisizioni in diverse proprietà dei potenti imprenditori indiani, strettamente legati al presidente Jacob Zuma. Smentita, invece la notizia delle prime ore secondo cui anche uno dei fratelli Gupta sarebbe finito in manette. I raid di ieri sono collegati all'inchiesta sulla fattoria Vrede, un progetto di costruzione di una vasta proprietà agricola a Estina, nel Free State, che sulla carta avrebbe dovuto aiutare agricoltori neri in difficoltà. In realtà dall'inchiesta è venuto fuori che i Gupta avrebbero intascato milioni di dollari dallo Stato per realizzare l'infrastruttura. Il raid contro le proprietà del clan Gupta ha indebolito ulteriormente la posizione di Zuma e lanciato l'ultimo assalto di opposizione e maggioranza al suo governo. Inoltre l'opposizione di Alleanza democratica ha chiesto che la polizia estenda la sua operazione ai ministri dell'esecutivo Zuma coinvolti nello scandalo. "L'inchiesta e l'operazione non può semplicemente concludersi ma deve toccare tutti coloro che sono coinvolti, tra loro alcuni ministri chiave del governo", ha dichiarato l'esponente dell'Ad, Zakhele Mbehle.

Data ultima modifica 15 febbraio 2018 ore 02:38

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