Libia, autobombe davanti moschea a Bengasi, oltre 30 morti e 50 feriti

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L’attentato è avvenuto martedì sera nel quartiere di al-Salmani verso le 20:20 ora locale. Tra le persone colpite anche vertici dell’Intelligence del generale Haftar. Secondo i media si cerca una cellula terroristica parte dello Shura Council of Benghazi Revolutionary

È di almeno 33 morti il bilancio del duplice attentato realizzato martedì sera con due autobombe davanti a una moschea di Bengasi, città nell'est della Libia. I feriti sarebbero più di 50. Il portavoce delle forze militari e della polizia della città, il capitano Tarek Alkharraz, ha detto che la prima autobomba è esplosa nel quartiere di al-Salmani verso le 20:20 ora locale (le 19:20 in Italia) e la seconda mezz'ora più tardi, mentre i residenti ed il personale medico evacuavano i feriti. Tra le vittime ci sarebbe anche Ahmed Alfaytori, capo del dipartimento delle unità investigative dell’Intelligence.

Sospetti su coalizione di milizie integraliste islamiche

L'attentato, compiuto con due autobomba, è avvenuto nel quartiere al-Salmani proprio nel momento in cui i fedeli stavano uscendo dalla moschea Baiat al Ridwan al termine della preghiera serale. Nell'area è scattata una vasta operazione delle forze di sicurezza alla ricerca della cellula terroristica che, secondo quanto riportato dal Lybia Times, apparterrebbe allo Shura Council of Benghazi Revolutionary, una coalizione di milizie integraliste islamiche tra cui la più nota è Ansar al-Sharia ma che comprende anche la brigata 17 Febbraio, la brigata Rafallah al-Sahati e altri gruppi terroristici. 

Coinvolti vertici dell’Intelligence

Tra i feriti, secondo quanto è stato possibile apprendere, vi sarebbero Almahdi Al Falah capo dell'Intelligence department, Internal security e state security e il colonnello Belkasim Al Obaidi del Direttorato della Sicurezza di Bengasi, mentre sarebbe morto Ahmed Alfaytori, capo del dipartimento delle unità investigative. Tra le vittime personale militare ma anche molti civili, tanto che le Nazioni Unite, esprimendo la loro condanna, hanno immediatamente ricordato che gli attentati indiscriminati contro i civili sono proibiti dal diritto internazionale umanitario e costituiscono un crimine di guerra.

Lo scontro tra Haftar e gli integralisti

Bengasi è teatro dal 2014 di un conflitto tra le forze fedeli al generale Khalifa Haftar e gli integralisti islamici. A dicembre l'Esercito Nazionale Libico di Haftar ha rivendicato l'intero controllo della città portuale ma gli attentati, seppur occasionali, non si sono fermati. Ed è comunque l'intera Libia che non riesce a trovare una stabilità a oltre 6 anni dal rovesciamento del regime di Muammar Gheddafi. Dal 2014 il controllo del Paese è diviso tra due governi rivali e Parlamenti con sede rispettivamente nelle regioni occidentali e orientali, ciascuno sostenuto da diverse milizie e tribù.

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