Presidenziali Liberia, ballottaggio tra l'ex calciatore Weah e Boakai

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2.2 milioni di elettori al voto. La sfida è fra l'ex attaccante del Milan e il vicepresidente. La tornata elettorale arriva dopo due mesi di querelle legale seguita al primo turno

Il 26 dicembre la Liberia ritorna al voto per scegliere il suo nuovo presidente. La sfida elettorale si gioca fra l'ex calciatore, George Weah, leader della Coalizione per il cambiamento democratico, e il vicepresidente Joseph Boakai, uomo della formazione di governo, Partito d'Unità.

Il voto del 26 dicembre

I seggi sono aperti dalle 9 alle 18 ora locale (8-17 in Italia) e sono 2.2 milionigli aventi diritto. La prima tornata, che si è tenuta lo scorso 10 ottobre, è stata vinta dalll'ex attaccante di Paris Saint-Germain e Milan che ha conquistato il 38,4% dei voti, contro il 28,8% di Boakai. Il risultato, dato che nessuno ha ottenuto il 50%, ha reso necessario lo svolgimento del ballottaggio, la cui data è stata rinviata più volte per permettere alla commissione elettorale di indagare su presunte irregolarità e brogli. Fra le denunce anche quelle presidente del partito di Boakai, Wilmots Paye, che è arrivato ad accusare l'attuale presidente liberiana, Ellen Johnson Sirleaf, di aver interferito nella consultazione. Soltanto il 21 dicembre, la Corte suprema della Liberia ha respinto la richiesta del partito di governo di bloccare il ballottaggio.

La querelle giudiziaria

Nel lungo tentativo di impedire lo svolgimento del ballottaggio, il presidente del Partito D'Unità, Paye, era arrivato a esprimere dubbi sulla credibilità del capo della commissione elettorale nazionale (NEC), il presidente Jerome George Korkoya, e sulle sue capacità di garantire elezioni "libere ed eque". Il 7 dicembre, la Corte del paese aveva in realtà deliberato che non sussistono prove sufficienti per ripetere il primo turno delle elezioni, confermando risultato e ballottaggio. Nell'annunciare la sua decisione, il Tribunale aveva precisato che nel primo turno del 10 ottobre ci sono state irregolarità e brogli, ma non così gravi da giustificare una ripetizione del voto.

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