Turchia, fallito golpe: licenziati altri 2.700 dipendenti pubblici

Per Erdogan il colpevole del golpe è Gulen (Ansa)
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Coinvolti, tra gli altri, militari e personale delle università. Continua così la repressione di Erdogan nei confronti di persone accusate di essere coinvolte nel colpo di Stato del luglio 2016

A un anno e mezzo dal fallito golpe militare del 15 luglio 2016, in Turchia non si arrestano le epurazioni. Oltre 2.700 dipendenti pubblici, tra cui militari e personale universitario, sono stati licenziati per presunti legami con gruppi terroristici. In base a due decreti governativi pubblicati sulla Gazzetta ufficiale sono stati licenziati 637 militari, 360 membri della gendarmeria e 150 fra accademici e personale universitario.

 

I destinatari dei provvedimenti

I destinatari dei nuovi provvedimenti sono stati licenziati per presunti “legami con gruppi terroristici o per l'appartenenza a organizzazioni ritenute una minaccia per la sicurezza nazionale”. Tra le persone epurate anche 392 insegnanti, 341 imam e altre personalità religiose e 245 membri del Ministero della Giustizia. Colpite pure 14 organizzazioni della società civile, due quotidiani locali e un centro di cardiologia.  

Ankara punta il dito contro Gulen

Nel Paese prosegue dunque l'ondata di purghe cominciata all'indomani del tentato colpo di Stato del 2016, la cui mente secondo Ankara sarebbe Fethullah Gulen, il magnate e predicatore islamico che dal 1999 si è imposto l'esilio negli Stati Uniti. Come ricorda anche il “New York Times”, ad oggi sono circa 50mila le persone arrestate e oltre 110mila i dipendenti pubblici licenziati per presunti legami con Gulen. Quest'ultimo, però, dagli Usa continua a negare qualsiasi suo coinvolgimento nel golpe.  

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