Rsf: 65 reporter uccisi nel mondo, in calo rispetto al 2016

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Secondo i dati diffusi nel documento di Reporter senza frontiere salgono le vittime provenienti da Paesi non in guerra; il Messico è subito alle spalle della Siria

Sono 65 i reporter morti nel 2017 durante lo svolgimento della propria attività giornalistica; il 60% di questi sono stati assassinati perché al lavoro su inchieste scomode o perché attivi in territori di guerra. È il bilancio aggiornato che, come ogni anno, è stato comunicato da Reporter senza frontiere (Rsf).

Un dato in calo

Rispetto al 2016, il numero dei giornalisti che hanno perso la vita a causa del proprio lavoro è diminuito del 18% (erano stati 79); come sottolinea Rsf, il dato odierno è quello meno negativo da 14 anni a questa parte, relativamente ai giornalisti professionisti (50 vittime nel 2017). Aumentano però le donne le cui vite sono state sacrificate nel nome dell'informazione: dalle 5 del 2016 alle 10 di quest'anno. Fra queste, ricorda Rsf, molte giornaliste d'inchiesta come la maltese Daphne Caruana Galizia, simbolo dell'informazione libera e indipendente nel suo Paese, Gauri Lankesh in India o Miroslava Breach Velducea in Messico. È diminuito del 6%, invece, il numero dei giornalisti reclusi per reati legati alla propria professione: sono 326 nel mondo.

Non solo Paesi in guerra

Una delle tendenze emerse dal bilancio 2017 consiste nella quota crescente di morti in Paesi che non sono coinvolti in conflitti armati. “Alcuni paesi in pace stanno diventando pericolosi per i giornalisti quasi come le zone di guerra - spiega Rsf -. Il 46% dei giornalisti uccisi si trovava in Paesi dove non c'erano conflitti segnalati, rispetto al 30% del 2016”. In particolare, il Messico ora registra quasi lo stesso numero di morti (11 nel corso del 2017) della Siria, il paese più rischioso per i giornalisti (12).

Il commento

"I giornalisti investigativi che lavorano su temi importanti come la corruzione o gli scandali ambientali svolgono un ruolo fondamentale di bilanciamento del potere e sono assassinati in modo codardo da coloro che interferiscono in queste indagini", ha affermato Christophe Deloire, segretario generale di Rsf. “Condurre le indagini in alcuni Paesi in pace sta diventando pericoloso quanto la copertura di un conflitto. Questa allarmante situazione - ha concluso - ricorda la necessità di proteggere meglio i giornalisti”.

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