Usa, studio collega aumento vendita di armi e morti accidentali

Armi esposte in una rivendita americana (Getty Images)
3' di lettura

Una ricerca pubblicata su "Science" ha messo in relazione l'incremento di acquisti dopo la strage nella scuola Sandy Hook e i decessi, nello stesso periodo, dovuti a incidenti con pistole e fucili. Ma sul metodo di analisi utilizzato si è aperto un dibattito

Una ricerca pubblicata su "Science" avrebbe trovato un collegamento fra l'aumento delle vendite di armi e le morti accidentali ad esse attribuibili, argomento molto discusso negli Stati Uniti. La scoperta degli statistici del Wellesley College è legata all'analisi della situazione che si verificò in seguito alla strage nella scuola Sandy Hook, nel Connecticut, per la quale morirono 20 bambini e sei adulti nel 2012. Secondo i dati dello studio nei 5 mesi successivi a quel fatto sono state vendute 3 milioni di armi in più e, contemporaneamente, sono cresciute le morti accidentali da arma da fuoco: 60 in più, inclusi 20 bambini, per un incremento complessivo del 27%.

Il metodo della ricerca

Lo studio ha utilizzato un approccio di analisi particolare che è costato agli autori anche delle critiche. Infatti, non essendo disponibili banche dati ufficiali sulle vendite di armi negli Stati Uniti, i ricercatori sono stati costretti ad usare come indicatore i "background check" (i controlli sui precedenti penali dei compratori) forniti al governo dai rivenditori. “Non è un indicatore perfetto - ha ammesso a The Verge uno degli autori, Phillip Levine - ma è correlato con più o meno tutte le altre misure sulla vendita di armi di cui abbiamo conoscenza". Sono poi stati analizzati i volumi delle ricerche su Google Trends, notando il forte incremento di quelle legate all'acquisto di armi, segno che l'interesse collettivo sull'argomento era stato molto sollecitato dall'episodio della strage nella scuola elementare. Infine, tutto questo è stato messo in relazione con i numeri tratti dal Vital Statistics system, un registro di tutte le morti negli Stati Uniti, dai quali è emerso nel medesimo periodo l'incremento dei decessi accidentali da arma da fuoco, che sarebbe correlato alla maggiore “esposizione alle armi”. Gli autori hanno sottolineato che la maggioranza di questi decessi sono correlati a una conservazione impropria dell'arma nell'abitazione e che il forte interesse suscitato dalla strage della Sandy Hook potrebbe aver spinto numerosi americani a estrarre la propria pistola, anche solo per lucidarla, provocando così gli incidenti.

Le critiche

Dal punto di vista statistico le maggiori critiche alla ricerca sono derivate da alcune considerazioni di carattere più ampio, ospitate sulla stessa rivista "Science". Innanzitutto si è evidenziato che un incremento di 3 milioni di armi costituisce solo l'1% rispetto all'ammontare totale dell'arsenale privato americano, e sarebbe perciò improbabile che da solo possa essere stato responsabile di un aumento del 27% delle morti accidentali (addirittura del 64%, se si considerano solo quelle dei bambini). Inoltre per contrastare la tesi dei ricercatori è stato sottolineato il fatto che nel 1948 le morti accidentali da arma da fuoco erano 1,55 ogni 100mila persone contro le 0,18 nel 2014: questo nonostante il numero delle armi pro capite, nel medesimo periodo, sia passato da 0,36 a 1,13. A propria difesa gli autori hanno però spiegato come nell'ottica della loro ricerca la maggior “esposizione alle armi” comprenderebbe non solo l'incremento dell'arsenale privato, dell'1%, ma anche la più spiccata propensione a estrarre, sulla spinta emotiva della tragedia, le armi già in possesso dei cittadini americani.

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