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Nord Corea: "Siamo una potenza nucleare, tutti gli Usa nel mirino"

5' di lettura

Nuovo test di missile balistico intercontinentale rivendicato come un “successo storico”. Hwasong-15, minaccia Pyongyang, sarebbe capace di “colpire tutto il territorio” americano. L'intelligence sudcoreana non esclude che la Corea del Nord effettui il settimo test.

La Corea del Nord ha dichiarato ufficialmente di essere “uno Stato nucleare”. Un annuncio, attraverso i media statali, arrivato dopo l’ultimo test di missile balistico intercontinentale effettuato nella notte tra martedì e mercoledì e rivendicato come un “successo storico”. In allarme, soprattutto, Usa, Giappone e Corea del Sud, che non esclude che Pyongyang possa effettuare il settimo test. Prevista nel pomeriggio la riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il nuovo missile Hwasong-15 capace di “colpire tutto il territorio” americano, dalle Hawaii a New York, montando una “testata nucleare ultra larga”.

Il test

Il test è stato effettuato in piena notte, dopo una pausa di 75 giorni. Il missile ha coperto la gittata di 950 km e toccato un'altitudine massima di circa 4.500 km, con risultati considerati tra i più importanti mai raggiunti. L’emittente statale nordcoreana Kctv ha parlato di un “successo storico” e ha spiegato che adesso, con l'ultima versione e la messa a punto dell'Hwasong-15, “tutto il territorio Usa è nel mirino” ed è quindi raggiungibile. L'annuncio, al termine di un'operazione presenziata dal leader Kim Jong-un, è stato fatto dai media alle 12.00 di Pyongyang (4.30 in Italia) con tanto di “scheda tecnica”. Il vettore è partito dalle vicinanze di Pyongsong, provincia di Pyongsong del Sud, intorno alle 3.17 ed è caduto dopo 53 minuti a circa 250 km dalle coste nipponiche, nella zona economica esclusiva.

“Stato nucleare”

Poco dopo l’annuncio del nuovo test, col solito tono drammatico e partecipato, Ri Chun-hee - volto popolarissimo della Kctv – ha scandito: “Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha annunciato che il Paese ha realizzato la grande e storica causa di divenire uno Stato nucleare”. Il test sarebbe la risposta al ritorno di Pyongyang dopo 9 anni nella lista nera degli Stati sponsor del terrorismo, deciso dagli Usa una settimana fa. E mentre naufragano le aspettative sul lavoro diplomatico della Cina, l’intelligence sudcoreana non esclude la possibilità che la Corea del Nord effettui a stretto giro anche il settimo test nucleare. Il test notturno, continua Seul, ha avuto lo scopo di “mostrare le nuove capacità raggiunte”, rimarcare il disappunto verso le sanzioni decise dalla Cina e “chiamare all'unità interna”. Secondo il segretario alla Difesa Usa Jim Mattis, il missile “è andato più in alto, francamente, più di ogni antro lancio finora da loro fatto”.

Le reazioni

Subito dopo l’annuncio del nuovo lancio, sono arrivati i commenti dei vari leader. “Ce ne occuperemo”, ha detto per prima cosa il presidente Usa Donald Trump. Poi ha sentito al telefono sia l'omologo sudcoreano Moon Jae-in sia il premier nipponico Shinzo Abe. Il presidente sudcoreano ha definito il lancio “una seria minaccia” alla pace globale, ha chiesto una maggiore pressione internazionale e nuove sanzioni, e ha espresso i suoi timori per una possibile “spirale fuori controllo”, con il perfezionamento dei missili balistici da parte della Corea del Nord che spingerebbe gli Usa a considerare anche un attacco preventivo. Il presidente ha chiesto ai suoi militari di prendere ulteriori misure per rafforzare la capacità di risposta. Anche Abe ha chiesto nuove sanzioni e “ribadito l’impegno a combattere la minaccia nordcoreana”.

Gli esperti

Secondo gli esperti, il missile intercontinentale avrebbe potuto raggiungere almeno le Hawaii con una traiettoria modulata sui parametri di lancio standard. I militari Usa e sudcoreani hanno stimato che il vettore ha coperto circa 960 km e toccato un'altitudine massima intorno ai 4.500 km: con un angolo di lancio meno alto, il missile avrebbe superato facilmente i 10.000 km di distanza, oltre i 7.575 km delle Hawaii che ospitano il quartier generale delle forze armate Usa nel Pacifico. Secondo alcuni esperti, sentiti dai media Usa, il missile avrebbe potuto raggiungere anche Washington, la capitale. Tra loro David Writght, co-direttore del programma per la sicurezza globale della Union of Concerned Scientists. Se il missile, questo il suo ragionamento, avesse volato su una traiettoria standard disegnata per massimizzare il suo raggio d'azione, avrebbe avuto una gittata di oltre 8.100 miglia: “Un missile del genere avrebbe avuto un raggio più che sufficiente per raggiungere Washington”, che dista 6.850 miglia da Pyongyang. Anche Markus Schiller, un ingegnere aerospaziale tedesco specializzato in missili, non esclude che quello lanciato da Pyongyang avrebbe potuto arrivare sulla capitale Usa, ma spiega che i nordcoreani sembrano essere ancora nella fase di prova piuttosto che in quella operativa: “Forse possono colpire Washington, ma non possono combattere una guerra con questo”.

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