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Libano, si dimette il premier Saad Hariri

Foto d'archivio
4' di lettura

Annuncio arrivato a sorpresa dall’Arabia Saudita, dove il primo ministro dimissionario si trova in visita. Nel suo discorso ha attaccato l’Iran e criticato il movimento sciita Hezbollah: “Sento che ci sono persone che mi vogliono morto”. La risposta: “Decisione saudita”

Il premier del Libano Saad Hariri si è dimesso. L’annuncio a sorpresa è arrivato direttamente da Hariri, che nel suo discorso ha accusato l'Iran di ingerenze nella politica del mondo arabo. Il politico si trova a Riad: è la sua seconda visita in Arabia Saudita nel giro di cinque giorni. Le parole del premier dimissionario sono state trasmesse in diretta da Al Arabiya. La reazione dell'Iran: dimissioni sono "chiaramente una decisone saudita contro Hezbollah".

Le accuse all’Iran

“Annuncio le mie dimissioni dall'incarico di primo ministro”, ha detto Hariri nella dichiarazione trasmessa dalla tv satellitare. Ha poi accusato l'Iran di interferenze e ha criticato il movimento sciita Hezbollah (sostenuto da Teheran e che fa parte del governo di Beirut). Le accuse contro l’Iran, eterno rivale dell'Arabia Saudita, sono arrivate per il ruolo del Paese nella regione. “Ovunque sia presente semina discordia e distruzione – ha detto il premier dimissionario –. L'Iran è mosso da un profondo odio verso il mondo arabo”. “Voglio dire all'Iran e ai suoi sostenitori – ha aggiunto – che hanno perso e che verranno tagliate le mani che hanno messo sulla regione”.

“Sento che ci sono persone che mi vogliono morto”

Denunciando il “dominio” iraniano, Hariri ha parlato di “uno stato di frustrazione, di frammentazione, di divisione” che regna in Libano. Ha sostenuto che il clima nel Paese dei Cedri ricorda quello dell'epoca dell'omicidio di suo padre, l'ex premier Rafiq Hariri, ucciso in un attentato sul lungomare di Beirut il 14 febbraio del 2005 insieme ad altre 22 persone. Saad Hariri ha spiegato di temere un “complotto contro la sua vita”. “Sento che ci sono persone che mi vogliono morto”, ha detto.

Nominato nel 2016

Nominato primo ministro alla fine del 2016, dopo un’esperienza di governo tra il 2009 e il 2011, Hariri ha guidato un esecutivo di unità nazionale formato da 30 membri, tra cui anche componenti di Hezbollah. “Hezbollah è il braccio dell'Iran non solo in Libano, ma anche in altri Paesi arabi – ha detto nel suo discorso di dimissioni –. Rifiutiamo l'uso da parte di Hezbollah del suo arsenale contro i popoli libanese e siriano". Venerdì Hariri aveva incontrato a Beirut Akbar Velayati, consigliere per la politica estera della Guida Suprema dell'Iran Ali Khamenei. Velayati aveva incontrato anche il segretario generale di  Hezbollah, Hasan Nasrallah. La milizia di Hezbollah è coinvolta nel conflitto in Siria, schierata al fianco delle forze del leader siriano Bashar al-Assad.

La reazione dell’Arabia Saudita

Se Hariri ha attaccato esplicitamente l’Iran, il governo saudita ha accompagnato l’annuncio delle dimissioni con un attacco implicito al Paese. Su Twitter, il ministro saudita degli affari del Golfo, Tamer Sabhan, ha scritto che “le mani del tradimento e dell'aggressività devono essere tagliate”. Un’espressione simile a quella usata da Hariri nel suo discorso. Prima di dimettersi, nei giorni scorsi il politico libanese aveva incontrato due volte il ministro Sabhan a Riad. L'ultimo incontro tra i due è avvenuto poche ore prima dell'annuncio televisivo.

La risposta dell'Iran

A stretto giro è arrivata la risposta dell'Iran agli attacchi impliciti ed espliciti. Il consigliere del ministero degli Esteri iraniano, Hussein Shaykh Islam, ha detto che "le dimissioni di Hariri sono state decise di concerto col presidente Usa Donald Trump e l'erede al trono saudita Muhammad ben Salman". Citato dall'agenzia iraniana Mehr, ripresa dal canale tv degli Hezbollah libanesi, il responsabile iraniano ha sottolineato che le dimissioni del premier libanese sono "chiaramente una decisone saudita contro Hezbollah". Hussein Shaykh Islam ha poi commentato il fatto che Hariri ha annunciato le dimissioni da Riad e non da Beirut: "Sarebbe stato meglio che Hariri avesse rispettato l'onore del popolo libanese, annunciando le dimissioni da Beirut e non da un altro Stato".

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