Islanda, i conservatori vincono le elezioni ma cercano alleanze

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GettyImages-Islanda_Benediktsson

I piccoli partiti diventano fondamentali per la formazione del nuovo governo dell'isola del Nord Atlantico, al voto per la seconda volta in un anno a causa degli scandali

Le elezioni parlamentari di sabato 28 ottobre in Islanda hanno avuto un esito che lascia aperti diversi interrogativi. Dopo la caduta del governo di Bjarni Benediktsson a causa degli scandali legati ad abusi su minori e ai Panama Papers, la nuova tornata elettorale ha visto sì trionfare il partito dell'ex premier, ma senza la maggioranza assoluta.

Vittoria parziale dei conservatori

Il partito conservatore del primo ministro uscente Benediktsson ha raccolto più voti degli altri in una giornata di elezioni anticipate che ha visto un'affluenza alta, con la partecipazione di oltre l'81 per cento degli aventi diritto: poco più del 25% dei voti, che equivalgono a 16 dei 63 seggi totali dell’Althing, il parlamento di Reykjavik. La forza di centro-destra – che si è aggiudicata nove degli ultimi dieci turni di parlamentari – ha dunque perso la maggioranza e dovrà ora cercare alleanze con i piccoli partiti, ago della bilancia per formare un nuovo governo. Anche i suoi alleati storici, però, hanno perso terreno, quindi la situazione che si delinea nel Paese è ancora molto confusa.

Secondo il partito Verde

Al secondo posto, con circa il 17%, c'è il partito "Sinistra-Movimento Verde" guidato dall’ex ministro dell’Educazione Katrín Jakobsdóttir. Proprio questa formazione potrebbe proporsi alla guida di una coalizione di piccoli partiti di sinistra e di centro (sei in tutto, tra cui quello dei Pirati, che hanno preso tra il 6 e il 13 per cento dei voti). Per ora però, secondo quanto dichiarato alla Reuters dalla stessa Jakobsdóttir, anche questa ipotesi "non è ancora chiara".  

Gli scandali che hanno portato alle elezioni

Le elezioni – le quarte dal 2008 – sono arrivate un anno dopo le precedenti, che si erano svolte a fine 2016, dopo il crollo del governo, principalmente a causa di uno scandalo legato alle conseguenze di abusi sui minori. Benediktsson è stato infatti accusato di aver tentato di insabbiare la storia che ha coinvolto il padre, il quale avrebbe interceduto per conto di un uomo condannato per abuso sessuale durato oltre 12 anni sulla figliastra. Sempre a settembre, si è poi venuto a sapere che il premier, nel 2008, aveva ritirato il suo denaro dalle tre principali banche islandesi prima che queste collassassero, e infine c'è stato il coinvolgimento, seppur marginale, dello stesso Benediktsson nello scandalo dei Panama Papers, che aveva fatto cadere il governo di Sigmundur David Gunnlaugsson.  

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