Corea del Nord, la minaccia di Trump: "Con loro serve solo una cosa"

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Il presidente Usa è tornato ad esprimere il suo scetticismo sul buon esito dei negoziati. Kim Jong-un risponde definendo il suo arsenale un "potente deterrente" che garantisce la sovranità del Paese

La crisi internazionale legata allo sviluppo del programma nucleare e missilistico nordcoreano si arricchisce di nuove schermaglie dialettiche. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 7 ottobre, è tornato ad esprimere il suo scetticismo in merito alla possibilità di arrivare a un accordo con Pyongyang per vie negoziali, scrivendo su Twitter che con la Corea del Nord "funzionerà soltanto una cosa". Il Tycoon continua così a ventilare l’ipotesi di un possibile attacco preventivo per "proteggere gli americani" dalle armi atomiche di Kim Jong Un che, poche ore dopo Trump, è tornato sulla questione definendo il suo arsenale un "potente deterrente" che garantisce la sovranità del Paese di fronte alle "protratte minacce nucleari degli imperialisti statunitensi".

Negoziati inefficaci, Tillerson a rischio

"I presidenti e le loro amministrazioni hanno parlato con la Corea del Nord per 25 anni, e stringere accordi o spendere una consistente somma di denaro non ha funzionato" ha scritto su Twitter Trump, aggiungendo che "gli accordi sono stati violati prima che l'inchiostro - con cui erano stati firmati, ndr - si fosse asciugato, facendo fare la figura degli sciocchi ai negoziatori Usa". Con queste dichiarazioni il presidente degli Stati Uniti è tornato a smentire le iniziative del suo segretario di Stato, Rex Tillerson, che la scorsa settimana è stato in Cina per concordare con Pechino un modo per risolvere la crisi. Una missione destinata a fallire secondo Trump che, su Twitter, aveva già sentenziato: "Il nostro meraviglioso segretario di Stato Rex Tillerson sta sprecando il suo tempo nel cercare di trattate con 'Little Rocket Man'", il soprannome con il quale il Tycoon è solito riferirsi a Kim Jong Un. Questa divergenza di vedute, accentuata dal potenziale scandalo del 'moron-gate', secondo il sito statunitense Axios potrebbe portare un avvicendamento sulla poltrona del segretario di Stato con il capo della Cia Mike Pompeo come principale candidato. Nelle scorse settimane, Tillerson avrebbe dato del "deficiente" (moron) al presidente Trump.

Kim promuove sorella nel politburo

Il dittatore nordcoreano, il 7 ottobre, ha presenziato a una riunione plenaria del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea, durante la quale ha affrontato la situazione del Paese sottolineando come l'economia nazionale stia crescendo nonostante le sanzioni. L'incontro ha permesso a Kim anche di ufficializzare alcune nomine di alto livello tra cui quella della sorella Kim Yo Jong, che entra a far parte del politburo, il potente ente decisionale del Paese. La promozione, secondo gli osservatori internazionali, serve a consolidare ulteriormente la posizione del leader nordcoreano che, con la sorella, ha sostituito all’interno del politburo un’altra parente, la zia Kim Kyong Hee. Quest'ultima era considerata una figura chiave del precedente governo di Kim Jong Il, il padre defunto dell'attuale dittatore. Per assumere il nuovo incarico, Kim Yo Jong, lascia il ruolo di vice direttrice per la propaganda del Partito dei Lavoratori al potere, un mandato per il quale la sorella del leader nordcoreano è stata oggetto delle sanzioni Usa da parte del Dipartimento del Tesoro americano per "abusi dei diritti umani e attività di censura".

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