Cinquant'anni fa moriva Ernesto "Che" Guevara

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Ernesto Guevara de la Serna fu giustiziato in Bolivia il 9 ottobre 1967. E' stato una delle figure centrali della rivoluzione cubana e icona della sinistra

In una delle sue rare ed ultime interviste, concessa ad Oliver Stone nel 2002 per il film-documentario “Comandante”, Fidel Castro ricordò due momenti di dolore profondo della sua vita: quando apprese della morte della madre, e quando ebbe notizia della fine del Che. Erano passati trentacinque anni dal 9 ottobre 1967: dal giorno in cui il comandante Ernesto Guevara de la Serna fu ucciso a La Higuera, Bolivia.

Il guerrigliero

I due protagonisti assoluti della rivoluzione cubana si conobbero a Città del Messico nell'estate del 1955 grazie all'intercessione di Raul Castro che organizzò l'incontro tra il fratello Fidel e Guevara al numero 49 di calle Emparan. Qui, nell'appartamento dell'esule cubana Maria Antonia González, il líder máximo aveva stabilito il quartier generale messicano dell'M.26.7: il movimento rivoluzionario creato per abbattere la dittatura di Fulgencio Batista a Cuba e che prendeva il suo nome dalla data del 26 luglio 1953, giorno del primo attacco armato organizzato da Castro contro il Cuartel Moncada di Santiago di Cuba. Quel giorno molti rivoluzionari morirono sotto i colpi dei soldati di Batista, Castro finì in carcere e poi venne liberato grazie a un'amnistia. Scappò negli Stati Uniti e poi in Messico per riorganizzare la lotta. Il Che era invece reduce dal fallimento del programma riformista tentato in Guatemala dal presidente Jacobo Arbenz Guzmán che provò, senza successo, a nazionalizzare l'azienda americana United Fruit Company, prima di essere deposto da un colpo di stato militare organizzato dalla Cia.

L'incontro tra il Che e Fidel

L'incontro messicano con Fidel, che secondo i testimoni si sviluppò in una conversazione di oltre 10 ore, rappresentò per il Che l'inizio di una vera e propria amicizia. I due erano accomunati dalla stessa prospettiva di lotta. Castro, figlio di un ricco possidente terriero, aveva lasciato la carriera di avvocato per tentare la strada della Revolución. Ernesto, nato a Rosario, Argentina, il 14 giugno 1928, era il primo di cinque figli di una famiglia benestante. Il padre, Ernesto Guevara Lynch era un architetto, la madre, Celia de la Serna, l'esponente di un'agiata famiglia di origini spagnole. Ernestito, come lo chiamavano in famiglia per distinguerlo dal padre, sviluppò da subito una passione sfrenata per la lettura: Salgari, De Amicis, Cervantes, Neruda e Dumas furono alcuni dei suoi scrittori preferiti. Nel 1947 si trasferisce con la famiglia a Buenos Aires. Nella capitale intraprende gli studi in Medicina. Dicono i biografi che il Che scelse questo percorso mosso dal desiderio di conoscere meglio la sua asma cronica.

I viaggi del Che

Nel 1950 con una bicicletta a motore Guevara intraprese un viaggio di 4mila chilometri nel Nord dell'Argentina. A questo seguirà, nel 1952, quello più celebre compiuto con l'amico Alberto Granado a bordo di una Norton 500 del 1939. La motocicletta, che passerà alla storia come La Poderosa (la potente), porterà i due a compiere un tour lungo nove mesi e ottomila chilometri, attraverso diversi paesi dell'America Latina. Il 1953 fu l'anno del terzo viaggio: quello con Carlos Ferrer nei paesi del Centro America. In Guatemala Guevara conosce l'economista Hilda Gadea che sposerà nel 1955 in Messico e dalla quale avrà la prima dei suoi cinque figli, Hildita. Gli altri quattro bambini, Aleida, Camilo, Celia ed Ernesto, nasceranno dal suo secondo matrimonio celebrato all'Avana il 9 giugno 1959 con la rivoluzionaria cubana Aleida March Torres.

La spedizione del Granma

L'incontro con Fidel in Messico folgora così tanto Guevara da portarlo a scrivere quella che, anni dopo, Paco Ignacio Taibo II definirà “una delle sue peggiori poesie”. Si tratta di una lirica epica dedicata a Fidel che viene definito “ardente profeta dell'aurora”. I barbudos, invece, chiamano Ernesto “El Che” a causa “dell'eterna abitudine argentina, che non riesce a evitare, di chiamare tutti mettendo quel 'che' davanti, cosa che i cubani trovano buffa”, ricorda Taibo nella sua opera biografica sulla vita dell'argentino dal titolo “Senza perder tenerezza”. Dopo aver appreso le tattiche della guerra militare asimmetrica direttamente dal generale Alberto Bayo y Giroud, i due rivoluzionari tentano il secondo attacco alla dittatura di Batista. È il 25 novembre 1956 quando si imbarcano dal porto di Tuxpan su uno yacht di 19 metri buono per ospitare 20 persone, insieme ad altri 80 guerriglieri. È la spedizione del Granma che arriva sull'isola caraibica con diversi giorni di ritardo rispetto ai piani, dando la possibilità agli uomini dell'esercito regolare cubano di organizzarsi e sterminare gran parte dei rivoluzionari.

I sopravvissuti, tra cui Fidel e il Che, si stabiliscono nella Sierra Maestra un'impenetrabile catena montuosa nella zona sud-orientale della Isla Grande. Da qui i guerriglieri lanceranno attacchi mirati alle truppe nemiche, decisamente più numerose e meglio equipaggiate, fino a sfiancarle e costringerle alla resa. È il 31 dicembre 1958 quando il Che, alla testa dell'ottava colonna "Ciro Redondo", arriva, dopo 47 giorni e 554 chilometri a piedi, a condurre i suoi uomini fino a Santa Clara. Sono 214 guerriglieri male armati e affamati che riescono a impadronirsi della città al centro di Cuba, mentre le truppe di Fidel conquistano Santiago nella parte orientale dell'Isola. Batista scappa a Santo Domingo in gran segreto, due giorni dopo le forze del M.27.7 marciano trionfanti per le strade de L'Avana.

Via da Cuba

Dopo la vittoria, il Che entra nel nuovo governo rivoluzionario e ottiene la cittadinanza cubana “per nascita”. In pochi mesi l'esecutivo vara la sua riforma agraria che, tra le altre cose, prevede la redistribuzione delle terre ai contadini. Diventa presidente della Banca Centrale di Cuba firmando con il nome “Che” le nuove banconote emesse dalla Zecca di Stato. Da uomo di Stato inizia a viaggiare nei paesi del blocco sovietico per stringere accordi commerciali soprattutto per l'esportazione dello zucchero cubano. Mentre la Isla Grande è asserragliata dagli embarghi dell presidente Dwight Eisenhower, prima, e John Fitzgerald Kennedy, poi, il Che è impegnato nel progetto delle Brigadas de Alfabetización incaricate di insegnare a leggere e scrivere ai campesinos. Dopo la risoluzione della crisi dei missili nel 1962 con la resa di Mosca, inizia a maturare posizioni critiche nei confronti dell'Unione Sovietica alla quale, invece, Fidel si avvicinerà sempre di più per non rischiare di perdere gli aiuti economici garantiti dal Cremlino. L'apice della critica ai sovietici il Che lo raggiunge durante la sua ultima apparizione pubblica ad Algeri il 24 febbraio 1965 durante la quale accusa apertamente i paesi socialisti di non fare abbastanza per frenare l'imperialismo americano.

 

L'ultima avventura in Bolivia

Dopo un'esperienza disastrosa nell'ex Congo Belga, dove si era recato per combattere al fianco dei guerriglieri di Laurent-Désiré Kabila e a sostegno del movimento marxista Simba, il comandante lascia l'Africa per trasferirsi in Bolivia. Il 3 novembre del 1966 arriva sotto mentite spoglie a La Paz, per appoggiare la lotta popolare e organizzare la gueriglia contro il governo del presidente René Barrientos Ortuño.  L'avventura boliviana durò poco meno di un anno: il 7 ottobre viene catturato nella Quebrada del Churo, a 5 chilometri dalla cittadina de La Higuera.

La morte a La Higuera

Dopo averlo trasportato nella piccola scuola del villaggio La Higuera, i militari annunciano la cattura del guerrigliero al comando generale. La sentenza di morte per lui arrivò a meno di 48 ore dalla cattura. Fu lo stato maggiore boliviano, con il presidente Barrientos in prima fila, a optare per la pena capitale. Che fu eseguita dal sergente Mario Terán alle 13.10 del 9 ottobre 1967, scelto con una specie di sorteggio, dopo che nessuno dei soldati si era sentito di entrare nella stanza per uccidere il Che. 

Il mausoleo di Santa Clara

Dopo aver cercato di farla passare come una morte in azione, il governo boliviano fu costretto, nel corso degli anni a far trapelare la verità. Che si fosse trattato di un'esecuzione lo capirono la maggior parte dei giornalisti che il giorno dopo parteciparono alla mostra del cadavere nella lavanderia della scuola de La Higuera. Le foto scattate al cadavere di Guevara, fecero il giro del mondo. Per anni gli alti vertici militari boliviani mantennero la versione che i resti del Che fossero stati cremati. Nel 1995, il generale in pensione Mario Vargas Salinas rivelò al New York Times che il corpo del comandante era stato sepolto in una fossa comune nei pressi della pista d'atterraggio di Vallegrande. Un team di ricercatori cubani e argentini ritrovò le spoglie del guerrigliero che oggi riposa con i compagni di lotta nel mausoleo di Santa Clara.

L'immagine del Che

Proprio fuori dal monumento funebre eretto nella città che il comandante liberò nel 1958, sorge un negozio di souvenir che vende diverse foto del Che. Il suo ritratto più noto resta ancora quello eseguito da Alberto Dìaz Gutiérrez, detto Korda, il 5 marzo 1960 durante una cerimonia funebre in onore dei 75 morti de La Coubre. Il fotografo regalò lo scatto all'editore italiano Giangiacomo Feltrinelli che prima ne fece un poster e poi la utilizzò come copertina dell'edizione italiana di “Diario in Bolivia”. Per lo scatto, dal titolo “Guerrillero Heroico” ed eseguito con una Leica 9 mm, Korda non chiese mai i diritti. L'unica eccezione avvenne nel 2000, quando il fotografo vinse una battaglia legale contro l'azienda produttrice di vodka, Smirnoff, colpevole di aver usato lo scatto sull'etichetta delle sue bottiglie. “Usare l'immagine di Che Guevara per vendere vodka – disse al tempo Korda – è una sfida al suo nome e alla sua memoria: non ha mai bevuto, non era un ubriacone e un drink non dovrebbe essere associato alla sua immortale memoria”.

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