Storia di Alberto Granado, il motociclista del Che

Cuba 2011, Alberto Granado e la sua grande famiglia
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Lo scorso 6 marzo si è spento il compagno di viaggio di Ernesto Guevara. Insieme, in sella ad una motocicletta, avevano attraversato l'America Latina: un viaggio diventato film. L'attore Gael Garcìa Bernal, su Twitter: "Riposa in pace, caro Mial"

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(In fondo all'articolo il trailer del film "I diari della motocicletta")


Immaginate di entrare nella casa di una grande famiglia cubana, che riunisce tre generazioni: l’aria ha il profumo dei fiori tropicali, le pareti celesti e un grande portico che è la cornice di scene di vita quotidiana. Il tango in sottofondo e una voce che fa da controcanto. A casa di Granado era questa l’atmosfera e Alberto non smetteva mai di cantare, proprio come mostra il video, girato pochi giorni prima della sua morte, e pubblicato da Sky.it: "Io mi sveglio cantando senza rendermene conto", diceva. Si è spento la notte del 6 marzo all’età di 88 anni, nella sua casa all’Avana, Granado. L’amico di tutta una vita di Ernesto Che Guevara, suo compagno nel celebre viaggio fatto in motocicletta nel 1952 per tutto il Sudamerica. Il viaggio che avrebbe cambiato Ernesto Guevara nel Che.

Gioviale, simpatico, alter ego dissacrante di Guevara, di Granado resta il ritratto cinematografico tracciato nel film "I diari della motocicletta" di Walter Salles (Oscar nel 2005 guarda il trailer in fondo all'articolo), oltre che nel documentario "In viaggio con il Che" di Gianni Minà. Fu proprio Granado ad annotare nei diari i dettagli di una straordinaria avventura in sella a quella Norton del 1939 ribattezzata "La poderosa".
Al cinema Granado fu interpretato dal connazionale Rodrigo de la Serna: “Mi raccontò che durante le riprese del film faceva sempre gara a chi conosceva più canzoni di tango con Rodrigo. Vinceva sempre lui”. A raccontarlo a Sky.it sono Claudia Toppani e Luciano Sansone, rispettivamente imprenditrice e fotografo italiani, che durante il loro recente viaggio a Cuba sono stati ospiti in casa Granado e insieme a tutta la famiglia hanno vissuto gli ultimi giorni di vita del medico: “Abbiamo passato giorni indimenticabili e non perché Alberto era l’amico del Che ma per i momenti che l’intera famiglia ci ha regalato. Era vizioso e viziato. Contornato da figli e nipoti, coccolato da tutti -prosegue Claudia - A rotazione i figli passavano una settimana insieme a “l’abuelito” (il nonno): gli cucinavano, mangiavano con lui, lo lavavano e gli leggevano le storie. Quando era il turno delle donne, poi, chiedeva sempre di farsi massaggiare le mani perché il caldo le faceva gonfiare. Nessuno si lamentava perchè tutti sapevano che quando sarebbe toccato a loro essere aiutati nessuno si sarebbe tirato indietro”.

Negli anni Sessanta Granado si trasferì a Cuba dopo l’invito ricevuto proprio dal Che. Lì inaugurò la Scuola Medica di Santiago dedicando tutta la sua vita alla medicina e alla famiglia: “Nonostante avesse 88 anni, Alberto ogni sera aspettava che tutti i suoi figli e i nipoti tornassero dal lavoro per ascoltare quello che era stata la loro giornata - prosegue Claudia - Mi rimarrà per sempre impresso il suo sguardo attento, nonostante avesse gli occhi malandati, il suo sorriso e il suo continuo canticchiare”.

Lui e il Che si cambiarono la vita a vicenda. “Fu Alberto Granado, infatti, a proporre di partire. Lui aveva la passione per la moto, Guevara invece era asmatico e a quei tempi era più difficile curarsi. Alberto dovette fare un lungo lavoro di convinzione ma alla fine riuscì a convincerlo. Fu il viaggio che diede la svolta alla loro vita: uno guidò insieme con Fidel Castro la Rivoluzione cubana, l’altro esercitò come medico, la professione per la quale aveva studiato insieme con l’amico. Anche se presero strade diverse rimasero sempre legati”.
Granado dopo il viaggio in America Latina venne in Italia: “Ad Alberto piacevano le donne. Mi raccontò che decise di andare in Italia perché aveva sentito che lì le donne erano come le argentine ma ancora più belle. Una volta arrivato nella penisola, affittò una Lambretta e da solo partì e percorse la strada da Napoli fino a Venezia - aggiunge Luciano - Era un vero donnaiolo anche se chiacchierando con noi ci confidò di essersi innamorato solo due volte nella vita. La prima a scuola, la seconda volta in Venezuela di quella che poi diventò la sua “esposa”: Delia. Secondo Alberto, sua moglie aveva le caratteristiche che tutte le donne dovrebbero avere: intelligenza, bellezza, povertà”.

Ricordato con affetto da molti in questi giorni, l’attore che ha impersonato il Che ne "I diari della motocicletta", Gael Garcìa Bernal, su twitter ha voluto salutare così Granado: “E’ morto oggi il miglior compagno di viaggio: Alberto Granado. Riposa in pace, caro Mial (come Guevara chiamava Granado) – continua a viaggiare con Fuser (il soprannome del Che) e la Poderosa”.

Guarda il trailer de "I diari della motocicletta":

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