Referendum Catalogna, oggi sciopero generale. Si ferma anche il Barça

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Dopo la vittoria del “Sì”, oltre 40 sigle sindacali hanno proclamato la mobilitazione generale "per la grave violazione del diritto e delle  libertà"

 

Sciopero generale martedì 3 ottobre in Catalogna. Dopo la vittoria del “Sì” al referendum sull’Indipendenza, che ha registrato un’affluenza del 42%, oltre 40 single sindacali hanno indetto uno sciopero generale per “la grave violazione del diritto e delle libertà”. Il riferimento, denuncia il governo locale, è alle oltre 800 persone rimaste ferite negli scontri con le forze spagnole per impedire ai cittadini catalani di votare.

Si ferma anche il Barcellona

E aderisce alla mobilitazione generale anche l'FC Barcellona: “Nessuna delle nostre squadre  professionistiche, né giovanili, si allenerà martedì mattina” si legge in una nota del club. Chi si oppone allo sciopero sono invece le due principali confederazioni sindacali spagnole, la Ugt e le Comisiones Obreras (CcOo), che sottolineano che "in nessun caso avalleranno posizioni che diano copertura" a una dichiarazione unilaterale di indipendenza.  

Puigdemont chiede mediazione internazionale

Il presidente Carles Puigdemont intanto ha convocato una riunione straordinaria del governo catalano per decidere la strategia del 'dopo'. In teoria, in base alla legge del referendum approvata in agosto dal parlamento il prossimo passo dovrebbe essere la proclamazione dell'indipendenza. Una mossa che sarebbe una dichiarazione di guerra a Madrid che, a sua volta, potrebbe rispondere ancor più duramente.

La linea decisa dall'esecutivo catalano ora è quella del dialogo. Puigdemont ha detto che è "il momento di una mediazione internazionale" con Madrid e ha chiesto all'Ue di "smettere di guardare dall'altra parte" e di favorirla. L'obiettivo dell'indipendenza rimane, ha confermato in sostanza, ma si può trattare. "Oggi non dichiaro l'indipendenza, chiedo una mediazione": "Si deve creare un clima di distensione che la favorisca". Il 'President' ha anche detto che ci sono già candidati e ha parlato di “governi regionali”.

In ogni caso, Puigdemont ha fatto capire che il passaggio in parlamento nel quale potrebbe essere dichiarata l'indipendenza non è una questione di ore. Non dovrebbe essere prima di una settimana. Una possibile pausa nella spirale della tensione delle ultime settimane, dopo mesi di muro contro muro. Puigdemont ha ribadito di non volere una frattura traumatica con la Spagna ma piuttosto una separazione concordata.

Spagna, useremo forza della legge

Anche per Rajoy è stata una giornata di preparazione delle prossime mosse. "Useremo la forza della legge" ha avvertito il ministro della giustizia Rafael Català.  Il premier ha visto i leader dei due grandi partiti 'unionisti', che lo hanno appoggiato sulla linea dura, il socialista Pedro Sanchez e Albert Rivera di Ciudadanos. Ottenendo due indicazioni contrastanti: Sanchez ha chiesto un "dialogo immediato", Rivera un pugno di ferro con Puigdemont per impedire la dichiarazione di indipendenza, con anche l'applicazione dell'art.155 che consente di sospendere l'autonomia catalana e di destituire Puigdemont.

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