La Cia contro Chelsea Manning ad Harvard: "Traditrice americana"

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Il direttore dell'intelligence statunitense Mike Pompeo si scaglia contro la prestigiosa università di Boston. Il decano Elmendorf fa retromarcia e parla di "errore": annullato l'invio all'ex analista, "gola profonda" del caso WikiLeaks

L'Università di Harvard ha ritirato l'invito a partecipare a una conferenza a Chelsea Manning, l'ex analista di intelligence militare statunitense condannata per aver rivelato documenti coperti da segreto militare. La decisione del prestigioso ateneo è giunta dopo che il direttore della Cia, Mike Pompeo, aveva cancellato la sua visita alla John F. Kennedy School di Harvard. Un chiaro segno di protesta per l'invito a Manning, giudicato da Pompeo un “vergognoso atto di approvazione” da parte dell'università.

 

La polemica tra la Cia e Harvard

Pompeo era atteso giovedì 14 settembre alla scuola Kennedy per un incontro sulla sicurezza globale. Il giorno prima era invece previsto un incontro con un gruppo di 10 esperti, tra i quali figurava Manning, assieme all'ex direttore delle comunicazione alla Casa Bianca Sean Spicer e all'ex capo della campagna elettorale di Donald Trump, Corey Lewandowski. Una scelta, quella degli organizzatori, che non è andata giù a Pompeo che ha subito disdetto la sua partecipazione all'incontro. Il numero uno dell'intelligence statunitense ha anche indirizzato una lettera pubblica all'università di Boston sostenendo che di non appoggiare la decisione di Harvard in quanto Manning è, si legge nel testo, “una traditrice americana”.

 

Vite in pericolo a causa dei leaks

Chelsea Manning, che attualmente ha 29 anni, era stata condannata dalla Corte marziale nel 2013 per aver diffuso documenti coperti dal segreto militare. Condannata a 35 anni di galera, ne ha scontati 7 durante i quali ha iniziato una terapia per il cambiamento di sesso da maschile a femminile. All'inizio del 2017 l'ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha deciso di commutare la pena all'ex analista. “Molti funzionari di intelligence e militari – scrive oggi Pompeo - credono che queste fughe di informazioni mettano in pericolo la vita degli uomini e delle donne alla Cia. Ritengo che sia vergognoso che Harvard metta il suo timbro di approvazione sulle sue azioni traditrici”.

La retromarcia di Harvard

Dopo aver incassato anche il no dell'ex direttore della Cia Mike Morell, che ha annunciato di non poter essere parte di un'organizzazione che onora una “criminale condannata”, l'ateneo si è vista costretta a ritornare sui suoi passi e annullare l'invito a Manning. “Ora credo che aver designato Chelsea Manning come ospite in visita è stato un errore di cui mi assumo la responsabilità”, ha dichiarato il decano della Kennedy School, Douglas Elmendorf, come riporta il "Guardian". La dichiarazione del dirigente è arrivata dopo che Harvard aveva tentato di difendere la sua scelta, sostenendo che il titolo di "visiting fellow" conferito a Manning non è un'onorificenza, ma un'occasione offerta a politici o esperti per interagire con gli studenti sui temi dell'attualità.

La risposta di Manning sui social

Non si è fatta attendere la risposta della protagonista al centro della querelle tra intelligence e Harvard, Chelsea Manning. Che ha affidato le sue dichiarazioni a un post su Twitter in cui si è detta “onorata di essere la prima trans donna a cui Harvard ha ritirato l'invito di visiting fellow. Loro – scrive Manning riferendosi all'ateneo – raffreddano voci emarginate sotto la pressione della Cia”. In una recente intervista al programma “Good morning America”, Manning ha rivelato di aver passato 700mila documenti militari e del dipartimento di stato a WikiLeaks a causa dell'enorme numero di morti a cui aveva assistito in qualità di analista dell'Esercito in Iraq.

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