Privacy, dalla Corte europea limiti a sorveglianza su mail lavoratori

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I giudici di Strasburgo, ribaltando una sentenza precedente, hanno equiparato la casella di posta elettronica a domicilio e corrispondenza. I controlli delle aziende non sono vietati, ma dovrebbero essere svolti entro alcuni paletti

Le email sono come il domicilio o la corrispondenza. Un eventuale controllo da parte dei datori di lavoro deve quindi obbedire a limiti ben precisi. Lo ha sancito una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. I giudici hanno condannato la Romania per violazione dell'articolo 8, equiparando così il rispetto della privacy digitale a quello che tutela la vita privata e familiare offline. I togati di Strasburgo, con 11 voti contro 6, hanno ribaltato una precedente sentenza sullo stesso caso.

Il caso

La Corte di Strasburgo era chiamata a pronunciarsi sul ricorso di un cittadino rumeno, Bogdan Mihai Barbulescu, che era stato licenziato dopo una verifica del contenuto delle sue email. Tra il 2004 e il 2007, Barbulescu era stato impiegato in un'impresa privata come ingegnere incaricato delle vendite e, su richiesta del datore di lavoro, aveva creato un account Yahoo Messenger per rispondere alle richieste dei clienti. Il 3 luglio del 2007, l'impresa aveva fatto circolare un avviso tra gli impiegati comunicando che l'uso di internet, telefono e fotocopiatrice per ragioni private poteva costituire una causa di licenziamento per ragioni disciplinari. Dieci giorni dopo, Barbalescu è stato allontanato per aver usato l'account Yahoo al fine di comunicare con il fratello e la fidanzata.

I limiti della Corte

Le autorità nazionali (in questo caso rumene) sono tenute a verificare se il datore di lavoro abbia notificato o meno ai propri dipendenti l'avvio dei controlli: senza di essa, decade la legittimità del monitoraggio. Deve essere inoltre accertato che le misure di sorveglianza messe in atto servano unicamente agli scopi che il datore di lavoro ha dichiarato nella notifica, comprese la durata e l'ampiezza dei controlli e il numero delle persone che hanno avuto accesso ai dati. Le autorità, infine, devono stabilire se le imprese abbiano fornito sufficienti ragioni per giustificare il monitoraggio delle comunicazioni e l'accesso al loro contenuto.

Quando il monitoraggio è giustificato

Secondo i giudici di Strasburgo, il monitoraggio è dunque giustificato se serve a evitare che i sistemi di telecomunicazione della società siano danneggiati o che vengano condotte online attività illegali. Tuttavia non ci sono elementi che suggeriscano che il signor Barbalescu abbia esposto l'impresa per cui lavorava a questi rischi. La Romania, nel caso Barbulescu, avrebbe quindi dovuto verificare se l'obiettivo del datore di lavoro, quello di controllare le attività aziendali, non potesse essere realizzato con metodi meno invasivi.   

Interessi in competizione

Secondo la Corte di Strasburgo, le comunicazioni sul posto di lavoro rientrano nel concetto di "vita privata" e "corrispondenza" tutelati dall'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. I giudici hanno stabilito come "un datore di lavoro non possa ridurre a zero la vita sociale privata di un impiegato", si legge nella nota della Corte. "Il diritto al rispetto per la vita privata e alla privacy della corrispondenza continua a esistere, anche se sono previste delle restrizioni sul posto di lavoro". Per i giudici, le autorità nazionali hanno il dovere di trovare un equilibrio tra diversi interessi in competizione tra loro, cioè tra il diritto del lavoratore a mantenere la propria vita privata e quello dell'impresario di tutelare la propria attività, esigendo un coinvolgimento completo da parte del dipendente.


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