Svizzera, frana in Val Bregaglia: danni a case e strade

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Il distacco di roccia dal Pizzo Cengalo nella serata del 31 agosto ha colpito Bondo e altri villaggi della zona dove molte abitazioni sono andate distrutte e alcune strade sono state rese inagibili dallo sversamento di detriti

Una frana ha colpito la Val Bregaglia, in Svizzera. È accaduto nella serata del 31 agosto quando uno smottamento, seguito da una caduta di rocce e detriti ha raggiunto il villaggio di Bondo causando danni a case e strade. Le autorità locali hanno reso noto che non ci sono feriti.

La frana causata dai temporali

Il crollo, secondo quanto riferito nella notte dal comune di Bregaglia, sarebbe stato causato dalle forti piogge che nelle ultime ore hanno colpito la zona e che hanno portato, intorno alle 21.30 di ieri al distacco di alcuni pezzi di roccia dal Pizzo Cengalo, una delle montagne più alte delle Alpi Retiche occidentali, al confine tra Italia e Svizzera. La colata di roccia ha poi attraversato la Val Bondasca finendo nel bacino di contenimento di Bondo, frazione di Bregaglia con poco più di 200 abitanti. Il materiale franato, un mix di roccia e fanghiglia, ha riempito l'intero bacino e ricoperto la nuova strada cantonale nonché il letto del fiume Maira. Secondo quanto riferito dal comune, lo smottamento ha colpito anche la vecchia strada cantonale, bloccando così l'accesso alla valle.

Disagi negli altri villaggi della zona

Il crollo di roccia avrebbe poi colpito anche una serie di piccoli villaggi situati a dieci minuti di cammino da Bondo, dove la scorsa settimana erano state evacuate circa un centinaio di persone a seguito della frana del 23 agosto. Oggi grossi danni si sono registrati nella frazione di Promontogno, rimasta per ore senza energia elettrica, alcune case sono state completamente distrutte. A Spino, già colpita, sono state danneggiate diverse abitazioni e, proprio come una settimana fa, gli abitanti hanno dovuto essere sfollati, mentre due persone anziane, bloccate in un edificio, sono state soccorse dalla Rega, la Guardia aerea svizzera di soccorso. Secondo il portavoce del comune di Bregaglia, Christian Gartmann, la vastità dell'evento non è ancora definibile con precisione ma è di sicuro “rilevante”.

Paura per lavoratori frontalieri della Valchiavenna

La frana che ha colpito la Val Bregaglia lo scorso 23 agosto, ha messo in moto circa 141 milioni metri cubi di fango e terriccio. Uno smottamento di proporzioni così vaste da essere registrato dai sismografi, che in Svizzera hanno rilevato un tremore pari a 3 gradi di magnitudo. Secondo le autorità locali, i nubifragi notturni hanno reso ancor più instabile il pizzo Cengalo dal quale, si teme, possano ora scendere a valle almeno altri due milioni di metri cubi di terriccio. Ora il timore più concreto è per la vicina Valchiavenna dove lavorano circa 6mila frontalieri che quotidianamente si mettono in viaggio per raggiungere St. Moritz e le altre località svizzere per lavorare in alberghi, ristoranti, bar, cantieri edili. La maggior parte di loro proviene dalle province di Sondrio e Como, ma proprio a causa della chiusura della via d'accesso alla Svizzera, i loro tragitti sono stati resi obbligatoriamente più lunghi. Le autorità elvetiche osservano ora il bacino di continenza ai piedi del Cengalo, che si teme possa tracimare in seguito a possibili nuovi smottamenti. Al momento i responsabili per la sicurezza stanno vagliando la possibilità di provvedere a nuove evacuazioni. Attualmente in Valchiavenna non ci sono sgomberi, ma la guardia dei sindaci di Villa di Chiavenna, Piuro e Chiavenna resta alta.

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