India, vicesindaco italiano arrestato per un telefono satellitare

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Gianluca Fidanza, in amministrazione al comune di Comerio (Varese), è stato fermato dalle autorità locali per violazione alla legge sulla comunicazione e poi liberato dopo una sanzione e le scuse formali alla Repubblica Indiana

Finito in carcere in India con l'accusa di violazione sulle leggi antiterrorismo per il possesso di un telefono satellitare. È quanto accaduto a Gianluca Fidanza, 49 anni, vicesindaco e assessore al Bilancio di Comerio (Varese), protagonista di una vicenda con la giustizia indiana, fortunatamente risoltasi senza ulteriori complicazioni.

Ore da incubo

A provocare il fermo di Fidanza da parte delle autorità indiane sarebbe stato il ritrovamento nel suo bagaglio di un telefono satellitare, che l'uomo aveva comprato per restare in contatto con la sua famiglia in Italia. Fidanza era infatti in vacanza in moto, organizzata da un'associazione francese, a Ladakh, una regione nel nord del Paese, situata tra l'Himalaya e il Karakorum, dove i normali telefoni cellulari non funzionano. Così Fidanza per comunicare con l'Italia e avere notizie del figlio che aveva riportato un trauma a una clavicola, aveva deciso di acquistare un dispositivo satellitare di seconda mano. Una decisione che, come riporta la stampa locale lombarda, che ha reso nota la vicenda, si è poi rivelata totalmente inutile dal momento che l'uomo era riuscito a comunicare ugualmente via Whatsapp con i propri cari.

L'arresto all'aeroporto

Il fermo di Fidanza è avvenuto all'aeroporto di Nuova Delhi dove stava per imbarcarsi per l'Italia. Al controllo bagagli, gli uomini della dogana hanno scoperto il satellitare all'interno del bagaglio del vicesindaco e lo hanno bloccato alla frontiera. Secondo quanto raccontato da Fidanza, le autorità aeroportuali gli hanno comunicato che si trattava di un reato e che difficilmente sarebbe potuto tornare in Italia: gli apparecchi satellitari sono infatti vietati nella zona di Ladakh, considerato territorio ad alto rischio di attentati terroristici.

L'interrogatorio e l'intervento diplomatico

Nelle sue dichiarazioni al giornale locale, Fidanza ha ammesso di avere vissuto momenti di "enorme paura" durante le sei ore di interrogatorio alle quali le autorità indiane lo hanno sottoposto. L'accusa che pendeva su di lui era quella di violazione della legge sulla comunicazione, un reato considerato grave dall'India. Per accertare il racconto di Fidanza, durante l'interrogatorio erano presenti anche due uomini dell'intelligence indiana. Dopo aver passato qualche ora in cella, il 49enne è riuscito a mettersi in contatto con l'ambasciata italiana che si è fatta carico del caso e ha ottenuto che l'uomo potesse alloggiare in una guest-house in attesa di comparire davanti al giudice per il processo a suo carico. Il giorno dopo il magistrato ha offerto al prigioniero la scelta di restare in cella da tre a sei mesi e tornare a casa con il suo satellitare, o pagare una cauzione di 1000 rupie (circa 13 euro), lasciare in India l'oggetto incriminato, e scrivere una formale lettera di scuse alla Repubblica Indiana: Fidanza, che ha comprensibilmente scelto quest'ultima opzione, è subito rientrato in territorio italiano.

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