India, guru Gurmeet Ram Rahim è stato condannato a 20 anni per stupro

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I legali dell'esponente religioso hanno già annunciato ricorso ma si temono nuove violenze e disordini

Riconosciuto colpevole per aver stuprato due sue seguaci, è arrivata la condanna a 20 anni per il guru indiano Gurmeet Ram Rahim. La sentenza giunge dopo che il tribunale nella città di Rohtak, nello Stato indiano di Haryana, si era già pronunciato nei confronti del santone venerdì 25 agosto.

Venti anni di carcere

In principio sembrava che l'esponente religioso avesse ricevuto una pena di dieci anni, ma come ha spiegato uno dei suoi avvocati, S.K. Gark, alla tv CnnNews18, "l'equivoco è nato per aver ritenuto che il giudice avesse stabilito due condanne di dieci anni da scontare contemporaneamente, mentre invece esse erano consecutive". La difesa conta di presentare appello alle Alte Corti degli Stati di Haryana e di Punjab. Al termine dell'udienza Ram Rahim, in preda ad una evidente disperazione, ha denunciato un malore e avvertito che il governo sarà responsabile di quanto può accadergli, anche se le visite mediche hanno escluso problemi fisici. Intanto si attendono le reazioni dei seguaci del guru che potrebbero generare problemi di ordine pubblico, come quelli accaduti in seguito al verdetto di colpevolezza. Gli occhi delle forze dell'ordine sono puntate su Sirsa, in Haryana, dove si trova il quartier generale dell'organizzazione di Gurmeet Ram Rahim, chiamato il Messaggero di Dio, e dove sembra si siano radunati 20mila suoi seguaci.  

La vicenda dello stupro

Il guru Gurmeet Ram Rahim è stato processato e quindi condannato per lo stupro di due sue seguaci avvenuto nel 2002. Dopo la diffusione la settimana scorsa della sentenza di condanna, migliaia di adepti della sua associazione socio-spirituale Dera Sacha Sauda, si sono abbandonati a violenze di ogni genere in Haryana, Punjab, Rajasthan e anche nella capitale New Delhi, scontrandosi con agenti e soldati, con un bilancio di 36 morti, oltre 350 feriti, mille arrestati e ingenti danni. Sei sue guardie del corpo sono state arrestate dalla polizia di Chandigarh, con il sequestro di armi e taniche di benzina in loro possesso. Quando si è appreso che "il guru rock" era stato condannato, si è scatenato un vero e proprio inferno. Mentre Ram Rahim veniva condotto in elicottero in carcere, i suoi sostenitori, secondo un piano che in seguito è apparso studiato a tavolino, si sono immediatamente divisi in commando armati di bastoni, bombe incendiarie e spranghe di ferro e sono passati all'azione attaccando prima di tutto le troupe di giornalisti che seguivano l'evento e distruggendone gli automezzi. Poi si sono scontrati con la polizia che ha cercato di rispondere con idranti, lacrimogeni e sfollagente.

Le parole del primo ministro

Si è arrivati al punto in cui erano un centinaio i focolai di violenza aperti in contemporanea. Gli incidenti si sono poi estesi fino a New Delhi, dove due carrozze di un treno ed un autobus sono stati incendiati. Una situazione diventata talmente esplosiva che il primo ministro indiano, Narendra Modi, leader del Bjp (centro-destra) al governo, ha sottolineato che "chi si abbandona alla violenza e pretende di farsi giustizia da solo verrà severamente punito". Il premier pur non ricordando il guru condannato ha ricordato che "l'India è la terra di Buddha, del Mahatma Gandhi e di Sardar Patel e nessun atto di violenza è quindi accettabile". "Quanti si abbandonino ad atti violenti per farsi giustizia da sé - ha concluso - saranno severamente puniti, chiunque essi siano".

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