Siria: "Armi chimiche solo in caso di attacco esterno"

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Mentre nel Paese proseguono scontri e massacri, il governo di Damasco avverte: “I depositi sono sotto il controllo delle autorità”. La Ue rafforza le sanzioni. Terzi: violenze che rasentano "la pulizia etnica e i crimini contro l'umanità"

Damasco spaventa il mondo. E questa volta la minaccia ha un nome preciso: armi chimiche. Il portavoce del ministro degli Esteri siriano, Jihad Maqdisi, ha infatti annunciato che le armi sono sotto il controllo dell’esercito ma che il regime non le utilizzerà se non in caso di aggressione esterna. "I depositi di armi chimiche sono sotto il pieno controllo delle autorità", ha detto il portavoce in una conferenza stampa trasmessa in diretta dalla tv di Stato siriana, precisando che "il ricorso alle armi chimiche è previsto solo in caso di aggressione esterna".

Intanto gli attacchi a Damasco e ad Aleppo continuano senza sosta. La Ue ha deciso di estendere le sanzioni contro la Siria, rafforzando in particolare l'embargo in vigore sulle armi. Lo riferiscono fonti diplomatiche, in margine al consiglio esteri. E per il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, le violenze compiute dalle forze del regime siriano rasentano "la pulizia etnica e i crimini contro l'umanità".
Per il titolare della Farnesina l'esercito siriano sta conducendo "una battaglia assolutamente inaudita di massacro della propria popolazione", sta andando "ben al di là di qualsiasi altra repressione che abbiamo visto nei Paesi della Primavera araba". "E' qualcosa che nel nostro mondo non deve esistere, rasenta la pulizia etnica e i crimini contro l'umanità", ha dichiarato Terzi prima della riunione con i colleghi di Bruxelles dedicata proprio alle nuove sanzioni e all'inasprimento dell'embargo sulle armi contro il regime siriano.

Terzi ha però precisato che in Siria non ci sarà nessuno scenario libico e nessun intervento militare. "Escludiamo" un intervento militare "così come lo esclude l'Alleanza atlantica", ha detto Terzi, ricordando che la Nato si è riunita sulla base dell'art.4 su richiesta della Turchia. "Alla Turchia va la nostra solidarietà assoluta, ma al momento non ci sono le condizioni che facciano prevedere una situazione di conflitto su larga scala", ha ripetuto Terzi.

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