Battisti: Dilma Rousseff risponde a Napolitano

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Dilma Rousseff, presidente del Brasile
epa02512815 New Brazilian President, Dilma Rousseff, pronounces her first speech after receiving the presidential ribbon by outgoing President Luiz Inácio Lula da Silva (not in picture), at the Planalto Palace in Brasilia, Brazil, on 01 January 2011. Reports state that left-wing economist Dilma Rousseff, 63, inauguration is taking place in Brasilia as the first female president in the history of Brazil. She succeeded her mentor Luiz Inacio Lula da Silva, who left office with record popularity but could not stay on due to constitutional limits on consecutive presidential terms.  EPA/MARCELO SAYAO  EPA/MARCELO SAYAO

La neopresidente brasiliana interviene per la prima volta dopo il no all'estradizione deciso dal suo predecessore Lula all'ultimo giorno di mandato: "La parola al Supremo Tribunale Federale". L'auspicio: ancora buoni rapporti tra i nostri due Paesi

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Il 'no' all'estradizione di Cesare Battisti deciso dall'ex presidente Lula si basa "su un dettagliato parere dell'Avvocatura dello Stato": lo afferma in una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la neopresidente brasiliana Dilma Rousseff, rilevando che sarà ora il Supremo Tribunal Federal a pronunciarsi sulla decisione presa da Lula.

La missiva del 24 gennaio della Rousseff (anticipata dal quotidiano Folha de S.Paulo), è la risposta alla lettera indirizzata alla stessa Rousseff con la quale Napolitano aveva qualche giorno fa ribadito la richiesta dell'estradizione dell'ex terrorista rosso, precisando che tale mancata consegna è "motivo di delusione e di amarezza per l'Italia".
Nella lettera, la presidente sottolinea che "la divergenza giuridica, anche se importante" sul caso Battisti "non intralcerà un rapporto secolare quale quello tra Italia e Brasile", rinviando nel contempo a quanto deciso da Lula lo scorso 31 dicembre, nell'ultimo giorno della sua presidenza.

Di fatto, la presidente ribadisce la tesi di fondo espressa ormai da tempo da Brasilia. Il 'no' all'estradizione di Lula è infatti "un parere giuridico, fondato sull'interpretazione sovrana che l'Avvocatura Generale ha effettuato del Trattato sull'estradizione" in vigore tra Italia e Brasile dal 1989, sottolinea la presidente, che si dichiara inoltre "dispiaciuta" per due fatti, e cioè "la divergenza scaturita" tra i due paesi sul caso, e perché la lunga vicenda Battisti si è "prestata ad ingiuste manifestazioni rispetto al Brasile, al mio Governo e all'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva".
Nel dirsi "certa che tali manifestazioni non corrispondono alla percezione" di Napolitano sul tema, la Rousseff ricorda inoltre che tocca al Supremo Tribunal pronunciarsi sul 'no' all'estradizione. La palla sul delicato caso Battisti è infatti ora nel campo dell'Alta Corte brasiliana, che in un'udienza ancora da stabilire deciderà sul caso, parere che segnerà con ogni probabilità il destino dell'ex militante dei Proletari armati per il comunismo.

La lettera resa nota oggi spezza il lungo silenzio mantenuto dalla prima presidente donna del Brasile sul fascicolo giudiziario riguardante Battisti. Finora, la Rousseff non aveva pronunciato parola sul caso, lasciando parlare invece altre autorità brasiliane, tra le quali il suo ministro della giustizia, José Eduardo Cardozo, che in questi giorni ha più volte sostenuto senza tentennamenti la posizione di Lula sul fatto che Battisti rimarrà in terra brasiliana.

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