I consigli per gli acquisti delle mamme Twitter

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Un gruppo di madri attive sul social network si organizzano e ideano un "sigillo di qualità" da attribuire ai prodotti da loro testati. Ma in Rete non mancano le perplessità per i risvolti commerciali dell'operazione

di Federico Guerrini

Dall’America arriva un interessante esempio di organizzazione dei consumatori per influenzare “dal basso” le scelte d’acquisto di determinati prodotti e orientare le stesse scelte commerciali delle aziende. Fulcro della mobilitazione è, manco a dirlo, un social network, nello specifico Twitter.

Un gruppo di 27.000 mamme americane, le Twitter Moms, molto attive sul sito, ha lanciato pochi giorni fa il proprio sigillo di qualità: prodotti per la casa, per l’igiene e la cura dei pargoli, verranno testati e valutati da un panel di almeno 25 madri e, se supereranno almeno l’85 % dei test effettuati, verranno consigliati per l’uso alle altre casalinghe.

Ogni panel è composto in modo da rappresentare uno spaccato rappresentativo della community. Le iscritte sono donne particolarmente presenti e ascoltate in Rete: ognuna ha in media 1.200 persone che la seguono su Twitter, due o più figli, un reddito familiare medio alto, ed è attiva in cinque o più social network.

”Sappiamo – affermano - che le mamme confidano soprattutto nell’opinione di altre mamme”. "I tradizionali bollini di qualità - proseguono cinguettanti - sono a pagamento o si affidano a dei test di laboratorio in ambienti sterilizzati. Le Twitter Moms provano i prodotti nelle loro case e li giudicano sulla base di esperienze reali di vita quotidiana”. I consigli delle casalinghe, secondo questa logica, potrebbero essere di grande aiuto sia ai clienti finali che alle aziende che vogliono avere un parere preliminare prima di immettere un prodotto sul mercato. A scanso di equivoci, quello offerto non è un servizio gratuito: le aziende che vogliono sottoporre i loro prodotti al giudizio insindacabile delle Twitter Moms, devono pagare.

Per il momento i prodotti approvati sono due: uno strofinaccio in microfibra e un detersivo per piatti, prodotto da un grande marchio come Procter & Gamble. La lobby in rosa ha pensato a tutto, perfino a come integrare il loro servizio con le funzionalità avanzate degli smartphone. Nel bollino applicato ai prodotti sarà presente infatti anche il QR Code, quel quadratino pieno di ghirigori che campeggia in alcuni cartelloni pubblicitari. In questo caso, fotografandolo col cellulare, il codice rimanderà a una scheda di valutazione completa del prodotto, con tanto di spiegazione approfondita dei singoli test effettuati.

L’operazione, insomma, appare accattivante e ben congegnata; ma nei vari forum dei genitori su Internet, non mancano le perplessità. “Dove starà la differenza tra una madre che elargisce – spontaneamente – consigli e la madre che vivrà delle sue raccomandazioni commerciali? – scrivono ad esempio in Mamme nella Rete”. E ancora: “Ti fideresti dei consigli di una mamma come te che percepisce un guadagno dall’utilizzo di un prodotto piuttosto che di un altro?”.

In teoria il rischio di “sponsorizzazioni occulte” non dovrebbe esserci: quelli effettuati secondo quanto dichiarato dalla lobby delle mamme cinguettanti, sono dei test “ciechi”: il prodotto da provare è mescolato ad altri, senza che vi sia alcuna indicazione della relativa marca. È più difficile invece rispondere alla prima domanda: il capitale di fiducia posseduto dalle madri si basa infatti in gran parte sulla spontaneità delle loro raccomandazioni; inventariare e mettere all’asta questo patrimonio potrebbe essere, nel medio e lungo periodo, il sistema migliore per dilapidarlo.

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